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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Come Dario Argento, grande estimatore del cinema di Alfred Hitchcock,
anche Luigi Cozzi per il suo film trae ispirazione dai lavori del genio
americano del brivido, concentrandosi in particolar modo su uno dei suoi
massimi capolavori: Delitto perfetto (1954), pellicola che a sua volta
traeva spunto dal romanzo di Patricia Highsmith Sconosciuti sul treno.
Il regista, inoltre, attinge anche dal romanzo di Scerbanenco Al mare
con la ragazza e dal film televisivo che aveva appena realizzato per la
RAI: Il vicino di casa, incluso nella serie La porta sul buio.
Dall'amalgama di tanti racconti diversi il risultato è da considerarsi
soddisfacente. La parte iniziale del film è la migliore
e trova il suo punto più alto nella sequenza dell'inseguimento
automobilistico notturno dove, sulle musiche ritmate di Nando De Luca,
il montaggio accattivante e veloce risalta il
carismatico protagonista e la tensione scaturita dalla corsa.
Alltrettanto pregevoli sono anche le scene in cui l'architetto, interpretato da
George Hilton, incontra l'assassino per concordare le modalità del
delitto ed anche l'effetto "a contrasto" realizzato alternando
velocemente le sequenze in cui l'assassino uccide la moglie
dell'architetto e quelle in cui il marito, nel frattempo, festeggia
brindando in casa di amici, conscio del delitto che si stava consumando
su suo mandato. Azzeccatissimo è anche il colpo di scena, a dir poco
spiazzante, in cui l'assassino, uscendo di casa, non trova più la sua
auto con dentro il cadavere della donna, appena rubata da due
teppistelli.
Nel secondo tempo il film comincia a perdere colpi. Le lunghe
sequenze girate nella villetta al mare rallentano di molto il ritmo
della storia che fino a quel momento era abbastanza sostenuto, rendendola
asfittica e prevedibile. E nemmeno lo stupro della Galbò (che in
parte ripropone le sofferenze già mostrate in Gli orrori del
collegio femminile - 1971) è capace
di risollevare il ritmo della vicenda, poichè le sofferenze della
stessa vengono smorzate dal montaggio che alterna sequenze, tutto
sommato inutili, in cui il suo ragazzo si consola con una turista di
passaggio.
Il film si chiude con un doppio finale: nel primo,
l'assassino viene fatto fuori
dalla Galbò in maniera quantomeno sbrigativa, regalando ben poche
soddisfazioni allo spettatore; nel secondo invece, che vede protagonista
George Hilton, vi si trovano tensione ed angoscia. Ed
il fermo immagine finale sul volto sconfitto di Hilton è potenzialmente
capace di far rabbrividire.
Alcune note di demerito vanno invece ai dialoghi, non sempre all'altezza
(come quello iniziale fra l'architetto e la moglie) e la mano non
molto raffinata di Cozzi nel dirigere le sequenze amorose.
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