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LA BESTIA UCCIDE A SANGUE FREDDO

 

 

TRAMA

Nella clinica psichiatrica del professor Osterman sono ricoverate alcune donne affette da problemi psichici. Una notte, un ignoto maniaco si addentra silenziosamente per spiare le pazienti e dopo ucciderle con i sistemi più cruenti. Inizialmente i sospetti si incentrano sul Dr. Clay, che ha una relazione con una delle ricoverate, ma anche il comportamento delle altre ospiti e dei loro parenti lascia spazio al dubbio.

 

COMMENTO

Di Leo, maestro del cinema noir italiano, si cimenta in un genere estraneo ai suoi canoni abituali con risultati quantomeno interessanti. Seppur approssimativo su molti aspetti, il film possiede un fascino singolare grazie ad una sceneggiatura surreale e barocca forte di uno spiccato erotismo. Un po' di contorno, la grande maschera di Kinski.

 

CAST ARTISTICO

Klaus Kinski

..

Dott. Francis Clay

Margaret Lee

..

Cheryl Hume

Rosalba Neri

..

Anne Palmieri

Jane Garret

..

Pearl

John Karlsen

..

Prof. Osterman

Monica Strebel

..

Hilde

Gioia Desideri

..

Ruth

John Ely

..

Giardiniere

Fernando Cerulli

..

Augusto, l'autista

Ettore Geri

..

Ispettore Corres

Giulio Baraghini

..

Poliziotto

Sandro Rossi

Antonio Radaelli

Carla Mancini

..

Infermiera

Franco Marletta

..

Infermiere

Piero Nistri

..

Sig. Hume

Daniela Di Bitonto

Enzo Spitaleri

..

Non appare

Marco Mariani

..

Infermiere

Gilberto Galimberti

..

Poliziotto

Rosanna Braida

Lina Franchi (n.a.) ..

Infermiera

 

CAST TECNICO

Regia

..

Fernando di Leo

Soggetto e Sceneggiatura

..

Fernando di Leo

Nino Latino

Fotografia

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Franco Villa

Musiche

..

Silvano Spadaccino

Montaggio

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Amedeo Giomini

Aiuto regia

..

Franco Lo Cascio

Produzione

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Cineproduzione Daunia '70

 

DATI ADDIZIONALI

Anno

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1971

Durata

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92'

Edizioni in DVD

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Media Blasters (2004)

RaroVideo (2005)

BL Films (2006)

Scheda del film

..

IMDb

 

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM (SPOILER)

 

L'originalità della pellicola di F. di Leo sta soprattutto nella sostenuta componente erotica, la quale assume un tono decisamente spinto nella relazione saffica fra l'infermiera Helen (l'attrice Monica Strebel, già con di Leo in Brucia ragazzo brucia - 1969) e la paziente di colore Mara (Jane Garret, attrice dotata di un volto piacevole ma anche di qualche vistoso difetto epidermico non opportunamente velato); si tratta però di una relazione plastica e impacciata, che si trascina fra alti e bassi finchè una freccia scoccata dalla balestra dell'assassino corre a porre "rimedio" alla situazione. La tematica dell'omosessualità è spesso presente nei lavori del regista, il quale ha dichiarato: "...tutte le donne sono bisessuali inconsce, molto di più di quanto non lo siano gli uomini...". E non risulta difficile notare anche una certa morale sociologica del film (altra componente tipica del modo di fare cinema del regista), che si può riassumere così: le donne sessualmente emancipate vengono relegate dalla società in cliniche di correzione.

Fra gli attori protagonisti emergono un Klaus Kinski un po' spaesato ma sempre efficace e due attrici di grande bellezza: la giunonica Rosalba Neri e la sensuale Margaret Lee. Quest'ultima, dopo un prolifico trascorso di commedie con Totò ed il duo comico Franco e Ciccio, era infine giunta al genere erotico-orrorifico, mostrando sempre con meno remori le proprie grazie.
Sul versante tecnico-narrativo si possono contestare alcuni artifizi di montaggio (soprattutto nell'incipit) un po' fini a se stessi, ma soprattutto la palese inverosimiglianza della sceneggiatura, da cui spiccano le bizzarre tecniche di cura del professor Osterman (che per calmare i bollenti spiriti di una ninfomane prescrive una doccia fredda) e le scenografie a dir poco surreali, che includono delle pericolose armi medioevali appese alle pareti e alla portata di pazienti psicotici. Più interessante, invece, è il rapporto voyeuristico-feticista che l'assassino trattiene con le sue vittime ed il clima gotico che s'insinua tra i giochi di luci e di ombre della clinica, merito della pregevole fotografia di Franco Villa.

Un altro dettaglio curioso del film è anche dato dal breve lasso di tempo che è concesso al racconto, svolto nell'arco di una sola giornata.

Infine si notano diverse similitudini fra il film in questione ed altre pellicole del periodo. La prima di queste si evidenzia nel  thrilling La notte che Evelyn uscì dalla tomba (1971) di Emilio P. Miraglia, nel quale appaiono ugualmente un lugubre maniero al cui interno si trovano delle armi medioevali ed altri strumenti di tortura. Un'altra similitudine appare anche nel film francese Traitement de choc (1973) di Alain Jessua, che condivide col film italiano l'ambientazione (una clinica in Francia), le soventi nudità e la figura della donna imprigionata in una clinica dove avvengono dei delitti. Ed è forse per questo che in Italia il film è stato distribuito col titolo L'uomo che uccideva a sangue freddo, un evidente richiamo al film di F. di Leo, che si evidenzia anche nella locandina proposta dalla distribuzione nostrana.