|
CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Primo capitolo del trittico sulla "malagioventù" firmato
Dallamano, seguito da La polizia chiede aiuto (1974) e
Enigma rosso (1978).
Trattare il tema eticamente più scottante, l'aborto (la legge
italiana verrà varata solo 6 anni più tardi), nel modo più reazionario
possibile. Dallamano non conosce remori e al femminismo sessantottino
risponde con la misoginia più repressiva, ponendo come baluardo
il rispetto per la vita e l'importanza dell'unità familiare.
Eticamente discutibile e bigotto, il film dimostra un
duplice rapporto del regista con la Cristianità: se da un lato
ne approva certi suoi valori e decide quindi di punire i peccati
delle ragazze col tipico castigo dantesco del contrappasso,
dall'altro invece accusa deliberatamente l'ambiente clericale:
insidioso (l'assassino è infatti cammuffato da prete) ed
assolutamente inutile alla redenzione delle fanciulle (anzi, è
proprio il rito della confessione a condannarle). La famiglia e
la morale Cristiana, portate dal regista in contrapposizione al
comportamento spregiudicato delle ragazze, sono invece
rappresentate dal personaggio di Herta Rosseni, la quale
accoglie nuovamente il marito fra le sue braccia nonostante il tradimento
subito. Ed è su di lei che si posa la mano di
Solange, quasi a simboleggiare quale sia il vero punto di
riferimento della vicenda, decentrando l'attenzione dal
personaggio "sacrificale" di Elizabeth, la quale paga con la vita la colpa d'essersi
innamorata d'un uomo sposato.
Come nella miglior tradizione del thrilling argentiano, anche in questo
titolo vengono utilizzati sia l'espediente narrativo del dettaglio
rivelatore che la celebre tecnica della soggettiva, quest'ultima
adottata nella lunga sequenza dell'affogamento di Elizabeth, una
delle più realistiche di tutto il genere. Il regista,
saggiamente, evita i dettagli truculenti in una vicenda già di
per sè disturbante e di conseguenza filma i delitti sempre fuori
campo. Anche per questo motivo la sequenza di maggiore impatto
non appartiene ad un omicidio, bensì all'aborto clandestino di
Solange.
Una particolare soluzione narrativa che merita d'essere
lodata è anche quella di far comparire solo verso la fine il
personaggio di Solange, nel momento cioè meno prevedibile per far
aprire nuove piste all'intreccio giallo, che solitamente nel finale dovrebbe invece andare
a dipanarsi; il suo viso buca letteralmente lo
schermo ed è quello dell'attrice americana Camille Keaton, che come il
prozio Buster Keaton, leggenda del cinema muto, sullo schermo non
proferisce mai parola, interpretando una ragazza autistica.
Vanno evidenziate inoltre le convincenti performance di tutto il
cast, da un Fabio
Testi particolarmente vivace, alle mature professionalità di Fuchsberger e Stoll,
dalla
disinvolta naturalezza di Cristina Galbó, alla bravissima Karin Baal, che in più d'una
occassione trasmette emozioni unicamente con lo sguardo. E' da
notare, inoltre, come quest'ultima cambi sia di ruolo che
d'aspetto durante la vicenda: da moglie fredda e austera con
capelli raccolti in un chignon ed abbigliamento
castigato, a donna sensuale ed affettuosa, con chioma sciolta e
vestiti più femminili.
Curitosità: al 6° minuto c.a. del film, prima che il protagonista
ascolti
alla radio la notizia del primo assassinio, viene riprodotto, per un
paio di secondi, un brano di Morricone tratto dalla colonna
sonora del film L'uccello dalle piume di cristallo.
Per attinenza col film è anche interessante sapere che prima che la legge sull'aborto venisse
approvata, in Italia gli aborti clandestini venivano stimati in
oltre 250.000 l'anno. La donna poteva essere imputata del reato
di aborto e quindi colei che effettuava l'aborto clandestino
poi non
si presentava in ospedale, andando incontro alle complicanze
di interventi il più delle volte eseguiti in assenza delle
necessarie misure igieniche. Non di rado l'infezione
post-operatoria degenerava in setticemia e quindi alla donna
non rimaneva poi che qualche
giorno di vita.
|