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Un
assassino, tormentato dal ricordo infantile di una bambola,
compie efferati delitti ai danni delle studentesse
dell'Università per gli stranieri di Perugia. Minacciata da una telefonata anonima,
Daniela, un'amica delle ragazze uccise, si
trasferisce con tre compagne in una villa isolata nella campagna
umbra, credendosi più al sicuro. |
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Più
che sulle capacità del racconto giallo, il film verte sull'innata capacità del regista
di realizzare sequenze
oniriche di grande efficacia. Di un ritmo travolgente e molto
ben fotografato, è il film che esprime al meglio il talento
visivo del regista, mai
più così ispirato. Sia per la connotazione giovanile dei
protagonisti, che per le modalità stesse dei delitti, è stato,
assieme a
Reazione a catena di Mario Bava, il precursore del
filone degli "slasher-movies" americani.
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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Il cinema "slasher" americano (di cui fanno parte titoli come Halloween
e Venerdì 13) deve molto a questo thriller di
Sergio Martino. Non tanto nello stile, che rimane
unico, quanto più nel contesto narrativo e nei personaggi: l'Università,
i giovani con poche inibizioni, l'assassino visto come entità implacabile e silente che uccide
spinto quasi da una forza extraterrena. Gli omicidi sono
evidentemente compiaciuti e risultano quasi come una "punizione morale"
per il comportamento spregiudicato delle ragazze (la
salvezza verrà infatti garantita solo alla più pudica di esse).
Fin dalle prime scene, il film ha poco da spartire coi precedenti
thriller del regista. Dalla location, che rimane quasi sempre la stessa durante il
racconto, alla componente del dramma borghese, che viene questa volta a mancare. Come nei gialli precedenti invece, anche qui i momenti piccanti non mancano, ma
non diventano mai invasivi della storia, la quale si trova completamente libera dall'esigenza di fungere da vetrina per la
protagonista.
Dal racconto giallo si evincono diversi elementi noti al
genere, come il filo conduttore dei delitti (il foulard rosso), le
false piste da seguire e la polizia come al solito brancolante nel buio. Fra i vari omicidi si evidenzia in particolare il secondo,
realizzato in un bosco di
betulle. In tale scena
la figura dell'assassino non è più mera dispensatrice di morte, ma
diventa la morte egli stessa, capace di scomparire come uno spettro e riapparire fatalmente alle spalle della vittima (come
accade in una
sequenza analoga nel film
Sei donne per l'assassino - 1964 di Mario Bava). Encomiabile è
poi il finale, lontanamente ispirato al film Terrore cieco
(1971) di Richard Fleischer, capace di lasciare senza fiato anche il
critico più smaliziato, per cui, parte del merito va riconosciuto
anche
all'eccezionale interpretazione di Suzy
Kendall, memore di un ruolo molto simile da L'uccello dalle
piume di cristallo di Argento.
Coi suoi personaggi, il
regista ritrae con affetto una gioventù ribelle e
"amorale" e contrariamente alle tendenze, egli sostiene che non è il giovane a
sbagliare, bensì l'adulto: è lo zio di Dani ad addescare le compagne di
scuola della nipote; è il professore a sedurre le allieve per poi non
sopportarne i ricatti ed ucciderle. La droga e i comportamenti "deviati"
sono quindi i prodotti di una società corrotta
che cerca di punire i figli con la massima repressione, cioè l'assassinio.
Una pecca del film invece si intravede nella caratterizzazione fin
troppo ambigua del personaggio di Luc
Merenda, attore dal volto forse un po' troppo fascinoso per vestire i panni
di un dottore.
Tuttavia, ad un serial killer così efferato non si poteva che opporre un
"duro" di tale calibro, ed infatti, nella resa dei conti
finale, il phisic du role di Merenda trova finalmente piena
giustificazione.
Va sottolineata infine la spettacolare colonna sonora dei
fratelli De Angelis, forse ispirata da quella de
L'esorcista, dello stesso anno, minimalista
nelle scene degli omicidi e che presenta titoli quantomeno significativi come La
strage ha inizio e Corpi smembrati.
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