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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
La denuncia sociale è una temarica cara al
regista, il quale l'anno prima di Una farfalla... aveva già portato sullo schermo i testi di
Scerbanenco (padre del noir italiano) in La morte risale a ieri sera
- I milanesi ammazzano il sabato, film che accomuna Una farfalla... sia per
quanto riguarda la trama (la violenza su una
minore), che per la stessa colonna sonora, diretta anche in
quell'occasione da Gianni Ferrio, compositore dal gusto
musicale raffinato ed elegante. Ed è su richiesta del
regista, grande appassionato di musica classica e di lirica, che
il compositore si adopera a rivisitare un'opera
monumentale quale il Concerto Numero 1 di
Tchaikovsky, creando lo stupendo tema portante del
film, il quale trova riferimento anche nella sceneggiatura quando
vien fatto ritrovare, nella borsa di Françoise, proprio l'LP
dell'opera medesima. Altro brano
della colonna sonora che merita particolare attenzione è
anche il Soliloquio (titolo il cui significato ha origini
nel psicodramma), brano struggente e malinconico che
accompagna sia i titoli di testa che la magnifica sequenza finale,
concretizzante di quel dolore straziante comunemente
accusato nell'assistere ad amori spezzati ed innocenze
infrante e la cui amara tristezza delle note che
l'accompagna è molto significativa della
devastante disperazione provata del protagonista Giorgio
(un ottimo Helmut Berger) per la morte dell'amata Françoise
(la bellissima Carole André, che si gioca il ruolo di icona
sexy del film assieme alle affascinanti Wndy D'Olive e Ida
Galli).
Buona parte della schiera di attori che supporta il divo
Berger aveva già lavorato con Tessari. Sia Ida Galli
che Giancarlo Sbragia, infatti, si erano già incontrati in
Messalina Venere imperatrice (1960) di Vittorio
Cottafavi, per la sceneggiatura appunto di Tessari. Mentre
Lorella De Luca era già nel cast del dittico su Ringo
diretto dal marito.
In particolare è da evidenziare l'interpretazione misurata
di Sbragia, in bilico fra colpevolezza ed innocenza
fino al colpo di scena finale e la terribile resa dei conti
in cui i due assassini si scannano a vicenda; entrambi sono
individui sofferenti e caduti in disgrazia, il cui destino è
unico ed ineluttabile: Giorgio si è visto portar via nella
maniera più terribile un amore che gli riempiva un
animo già di per sè sofferente, Alessandro, da famoso
cronista con l'hobby di fotografare le sue amanti, si è
visto catapultare dietro le sbarre di una cella, solo e con
la moglie fedifraga. Entrambi sono spinti al delitto da
motivi raccapriccianti, ma se si può provare una certa
indulgenza per
la sete di vendetta di Giorgio, che uccide delle donne innocenti
per far scarcerare e poi ammazzare colui che gli ha tolto
l'unica ragione di vita, ben più difficile invece è provare
compassione per Alessandro Marchi, il quale uccide solo per
proteggere quella sua facciata di perbenismo ed
ipocrisia.
Esplicativa e raggelante è appunto la sequenza finale, dove i
ricordi di Giorgio sui momenti felici passati assieme a
Françoise, si inframezzano con le truci sequenze dei due
assassini che si scannano l'un l'altro: uno spietato gioco
di contrasti magistralmente condotto da Tessari, che raggiunge un punto altissimo
nella
cinematografia del thrilling italiano.
Un altro dettaglio che contribuisce a differenziare il film
dagli schemi del genere è dato anche dal singolare modo con
cui il regista introduce il racconto, ovvero con una lunga
sequenza che presenta tutti i personaggi ritratti in diversi
momenti della giornata. Una
scelta forse voluta per imprimere con maggior
forza nella mente dello spettatore i vari personaggi ed i
loro ruoli.
Per consolidare il realismo della vicenda viene dedicata
molta attenzione anche ai dettagli scientifici dell’indagine
poliziesca. E pure se l'iter procedurale giudiziario risulta
"accelerato" a causa della ristrettezza dei tempi
cinematografici, la vicenda è decisamente probabile. A tal
proposito, durante le indagini, sotto le unghie della
ragazza assassinata viene trovato del tessuto epiteliale
dell'assassino definito "di scarsa importanza, atto solo a
stabilire che l'uomo non è di colore". All'epoca,
ovviamente, non esisteva l'esame del DNA.
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