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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Bazzoni punta dritto a risvegliare le paure
inconsce dello spettatore. E lo
dimostra sia nell'omicidio
della paralitica Sofia Binni, abbandonata in casa e
costretta a strisciare a terra per chiedere aiuto, che nella
sequenza finale, dove l'assassino viene raffigurato
esattamente per quello che è: "l'uomo nero".
Fra i punti più interessanti del lavoro stilistico del
regista vanno considerati: l'uso esasperato del grandangolo
come implemento della celebre tecnica della soggettiva (per
rappresentare la distorta visione della realtà percepita
dagli occhi dell'assassino), le ricche ed insolite
composizioni del quadro ottenute con l'utilizzo
architetture moderne ed interessanti giochi di riflessi; il
sapiete utilizzo della macchina da presa, sia nell'omicidio di
Sofia Binni, con inquadrature rasoterra, che nel finale del
film con l'inseguimento adrenalitico fra il giornalista e
l'assassino,
per cui vanno elogiati anche il montaggio serrato ed
intelligente del veterano Eugenio Alabiso ed il grandioso
lavoro dietro la macchina da presa di Enrico Umetelli.
Professionale ed impeccabile anche il livello di recitazione
di tutti gli attori, fra cui primeggiano Franco
Nero e Rossella Falk.
Meno brillante invece è
a tratti la
sceneggiatura, che per sciogliere l'enigma punta troppo su quel "martedì" che dà il titolo al film, con
un legame che infine risulta essere poco probabile. La
trama inoltre si sofferma spesso sul rapporto del
protagonista con la sua amante (l'attrice americana Pamela
Tiffin), personaggio quantomeno inutile per la vicenda,
mentre per districare dubbi irrisolti e descrivere
personaggi chiave (come il padre della prostituta), trova
solo pochi frettolosi passaggi. Non è ben chiara infatti,
la figura del padre-protettore di Giulia ed il giro di
ricatti fatto da quest'ultimo. Infine, anche se il modus-operandi dell'assassino
(un omosessuale - da cui il tema ricorrente della devianza
patologica che sfocia nel crimine) risulta essere
uno dei classici "alla Agatha Christie" (una sola vittima
designata ma molti omicidi per sviarne i sospetti), non
vengono però dati allo spettatore gli elementi necessari per
identificare chi egli sia.
Curiosità: mentre il personaggio di Traversi si trova a
passare per il parco, si intravede passare di fretta un
giovanotto il quale fischietta proprio il motivo
principale del film realizzato da Morricone.
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