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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
L'inaspettato successo di L'uccello
dalle piume di cristallo, porta Argento a bissare
l'anno seguente con un nuovo thrilling. Al fine di compiacere
ulteriormente il pubblico internazionale, il regista convoca due
attori stranieri di richiamo: il belloccio James Franciscus, già
abbastanza famoso in patria, e la vecchia stella hollywoodiana Karl
Malden, la quale in passato aveva lavorato con Hitchcock, regista a cui Argento
è particolarmente devoto, nel film Io confesso
(1953). Malden è solo il primo degli innumerevoli omaggi
alle opere del maestro americano del brivido che Argento inserisce nel
suo copione. Egli infatti attinge moltissimo dal pluripremiato
hitchcockiano Caccia al ladro
(1955): dal titolo stesso, Il gatto a nove code,
Argento ne cita il personaggio principale, il "Gatto",
un abile ladro impersonato
nel film di Hitchcock da Cary Grant. Ed è proprio il furto
l'elemento in comune che dà il via ad entrambe le storie. Un riferimento
inequivocabile alla
suddetta pellicola lo si trova nella sequenza in
cui Catherine Spaak guida ad alta velocità una spider inseguita
dalla polizia, con a
bordo lo spaurito James Franciscus, una scena presa pari pari
dal film di Hitchcock ed originariamente interpretata
da Grace Kelly e Cary Grant. Altre attinenze si trovano nella battaglia finale fra i
protagonisti, svolte entrambe sui tetti, e le sequenze iniziali di entrambe le pellicole
che si aprono
allo stesso modo, ovvero con un'inquadratura sui tetti
della città.
Difficile poi non notare una curiosa somiglianza
fra i bicchieri di latte avvelenati in mano a James Franciscus dopo
aver amoreggiato con la Spaak, con quelli
presenti in un altro hitchcockiano, Il sospetto (1941).
E' anche il passato proprio di Argento ad influenzare la trama
dell'opera,
come le sue esperienze di giornalista al quotidiano "Paese Sera",
trasferite direttamente al protagonista che nella finzione lavora proprio per l’ex-quotidiano romano.
La soluzione del giallo verte su un fantasioso presupposto scientifico
dell'epoca, il quale balenava la possibilità che, in base allo
studio dei geni dell'uomo, ne si potessero dedurre le
potenzialità criminali. Di conseguenza, a tutta la vicenda viene
conferita una certa impronta di realismo, a cominciare dai
numerosi personaggi dalle inflessioni
dialettali accentuate (con i tocchi di ironia tipici della
cinematografia argentiana): il fotografo romano, il
barbiere siciliano, il ladro ligure, il poliziotto che si perde
in lezioni di cucina, i quali calano lo spettatore in un ambiente di
"quotidianità", lacerata da una lucida e dosata rappresentazione degli omicidi (di cui
si ricordano quello
impressionante alla stazione dei treni di Torino e quello ancor
più verosimile nella
tromba dell'ascensore), senza dimenticare la violenta, quanto
scenografica,
scazzottata sui tetti della città, degna del miglior hard-boiled americano.
Altre peculiarità del lavoro alla regia di Argento si riflettono
nell'utilizzo sporadico di lenti bifocali (le quali consentono
di mettere a fuoco contemporaneamente due soggetti a distanze
diverse), tecnica sperimentata nel genere nello stesso anno da
Lucio Fulci in Una lucertola con la pelle di donna
(anche con esiti migliori).
La tecnica di Argento porta poi anche una decisiva
innovazione: l'utilizzo della "soggettiva" (tecnica sperimentata in film come Omicidio per vocazione - 1968
di Vittorio Sindoni), la quale, nelle opere seguenti, diverrà praticamente la sua firma.
Unica pecca
imputabile alla regia di Argento
riguarda l'incapacità di dirigere la sequenza d'amore fra Catherine Spaak e James Franciscus,
che risulta plastica e quasi impacciata. Per il resto, il film
tiene per tutto il suo corso una tensione alta e costante,
alternata anche da momenti più dolci come il rapporto
affettuoso
che lega l'enigmista cieco alla nipotina (accompagnato dalle
note della Ninna Nanna in Blu di Morricone).
Scena clou del film è quella ambientata al cimitero, una lunga
sequenza notturna (forse la più lunga mai realizzata in un
cimitero), fortemente ispirata alle atmosfere claustrofobiche
dei racconti di Edgar Allan Poe (La sepoltura prematura
su tutti) e dotata anche di una macabro velo d'ironia (la morta
"liberata" dal buio della sua cassa - il vivo rinchiuso nel buio
della cripta).
Menzione speciale anche per il
montaggio curato da Franco Fraticelli, fidato collaboratore di Argento, che utilizza una tecnica insolita per cambiare
situazione, ovvero anticipando con pochi fotogrammi la scena successiva
e
conservando il sonoro di quella precedente (tecnica forse
ripresa da Easy Rider - 1969).
Il film è infine considerabile anche come una metafora di
Argento sull'ineluttabilità della violenza, pronta ad esplodere
furiosa in ciascuno di noi (anche nel cieco, quando viene a
sapere della morte della nipotina). E l'opporre alla cecità di
questo personaggio le inquadrature strette sulla pupilla dilatata ed onnisciente dell'assassino, risulta una
trovata decisamente acuta (benchè visivamente non del
tutto originale, in quanto già vista in La morte non
ha sesso - 1968).
Curiosità: all'inizio del film, nella sequenza in cui i due medici di
guardia si danno il cambio, uno di essi fischietta il motivo
principale del film L'uccello dalle piume di cristallo,
ugualmente composto da Morricone.
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