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IL GATTO DAGLI OCCHI DI GIADA

 

 

TRAMA

Mara, giovane attrice di cabaret, assiste all'omicidio di un farmacista e ne intravede l'assassino. Perseguitata a sua volta, la donna si rifugia dall'amico Lukas, esperto di sincronizzazioni sonomagnetiche, al quale si rivolge anche un secondo individuo bersagliato da strane minacce telefoniche.

 

COMMENTO

Alla sua prima esperienza sul grande schermo, Antonio Bido sceglie il genere cinematografico più difficile, al quale vengono richiesti più impegno e conoscenza. Contrariamente alle premesse poste, Il gatto dagli occhi di giada, pur essendo un'opera prima, risulta un buon contributo al genere. I meriti sono riscontrabili nella felice intuizione del regista, che dopo aver assecondato i canoni del genere, riesce a trasportare la vicenda nella sua terra natia conferendole un'inquietante alone di angoscia e paura. Ottima l'interpretazione del compianto Corrado Pani e la colonna sonora firmata dai misconosciuti Trans Europa Express, i quali riprendono organi e arrangiamenti di chitarre dai più famosi Goblin.

 

CAST ARTISTICO

Corrado Pani

..

Lukas Karman
Paola Tedesco

..

Mara
Franco Citti

..

Pasquale Ferrante
Bianca Toccafondi

..

Esmeralda Messori
Fernando Cerulli

..

Giovanni Bozzi
Giuseppe Addobbati

..

Giudice
Gianfranco Bullo

..

Santoro

Yill (Jill) Pratt

..

Moglie di Dezzan

Inna Alexeiva (Alexeievna)

..

Vecchina in casa Ferretta
Paolo Malco

..

Carlo
Cristina Piras

..

Moglie di Pasquale Ferrante
Roberto Antonelli

..

Michele
Gaetano Rampin

..

Dott. Peretti

Giuseppe Pennese

..

Marco

Giovanni Vanini (Vannini)

..

Dezzan

Arnaldo Momo (n.a.) .. Il muto
Antonio Bido (n.a.)

..

Regista del cabaret

CAST TECNICO

Regia

..

Antonio Bido

Soggetto ..

Vittorio Schiraldi

Sceneggiatura

..

Vittorio Schiraldi

Antonio Bido

Roberto Natale

Aldo Serio

Fotografia

..

Mario Vulpiani

Musiche

..

Trans Europa Express

Montaggio

..

Maurizio Tedesco

Aiuto regia

..

Ervino Wetzl

Produzione

..

Elis Cinematografica s.r.l.

LE VOCI

Corrado Pani ..

Corrado Pani

Paola Tedesco ..

Paola Tedesco

Bianca Toccafondi ..

Bianca Toccafondi

Fernando Cerulli ..

Sergio Graziani

Giuseppe Adobbati ..

Mico Cundari

Paolo Malco ..

Paolo Malco

Giovanni Vannini .. Giovanni Vannini
Gaetano Rampin .. Carlo Alghiero
Nipote Messori .. Flaminia Jandolo
Padre Messori .. Sergio Fiorentini
Donna con la scopa .. Tina Lattanzi

Lina

..

Tina Lattanzi

DATI ADDIZIONALI

Anno

..

1977

Durata

..

95'

Formato schermo

.. 1.85:1

Edizioni in DVD

..

Cecchi Gori (2006)

Scheda del film su

..

IMDb

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM (SPOILER)

 

La sceneggiatura firmata a quattro mani mutua abilmente personaggi e soluzioni dal film Profondo rosso (1975) di Argento, il nuovo thrilling di riferimento che aveva da poco soppiantato precedente punto di riferimento, ossia L'uccello dalle piume di cristallo (1970). Le principali somiglianze col capolavoro di Argento si evidenziano nell'omicidio tramite ustione di Esmeralda Messori, nella visita alla villa abbandonata (con tanto di finestra pericolante) e nella complicità proveniente da un componente familiare di cui gode l'assassino, il cui nome, Carlo, è il medesimo di uno dei protagonisti del film di Argento.

La messinscena dei delitti è all'altezza delle aspettive. Dalla truce forchettata in bocca ad Esmeralda Messori, al soffocamento nella vasca da bagno di Bozzi, quasi tutti raggiungono buoni livelli di suspense, in special modo ques'ultimo, supportato da un montaggio molto veloce che però mette in risalto anche il corpicino scarno dell'attore, che non risulta di certo un belvedere. Anche la fotografia inizialmente non è delle migliori (spesso limitata in ambienti chiusi), ma nel secondo tempo migliora, assieme alla vicenda, nella quale il regista, libero dagli schemi produttivi soddisfatti nel primo periodo, riesce ad imprimere la sua riconoscibile impronta.

Un'altra felice intuizione del film di Bido si riscontra anche nel movente "eticamente giustificato" che spinge l'assassino al delitto. Gli indizi iniziali del caso fanno presagire che alla base dei delitti ci sia una pulsione persecutoria razzista; viene anche fatto credere anche che le vittime siano di etnia ebrea: esse infatti svolgono quei lavori che un tempo erano di escusiva competenza di quell'etnia (Dezzan è un farmacista, Bozzi un usuraio). Questa premessa viene però sorprendentemente disattesa, come nella miglior tradizione Hitchcockiana, quando il protagonista Lukas inizia a maturare i primi frutti delle sue le indagini, per venire successivamente a scoprire che l'assassino agiva unicamente per vendicare la sua famiglia data in pasto ai nazisti dalle sue stesse vittime.

Si evidenziano inoltre alcune curiose analogie con la matrice persecutoria razzista. La prima è nella scelta dell'attrice Inna Alexeievna (la vecchina in casa delle sorelle Ferretta), la quale aveva già recitato nel film Il giardino dei Finzi Contini (1970), dramma ambientato negli anni Trenta dove si raccontano le vicende di una famiglia fatta oggetto delle discriminazioni contro gli ebrei. Un'altra analogia è poi presente anche nella locandina scelta per rappresentare il film, che ricorda molto da vicino alcune opere dell'espressionismo tedesco, genere nel quale non era affatto estraneo l'elemento della follia.

Tornando alla sceneggiatura, per rivelare le pulsioni che spingono Carlo al delitto viene adottata la classica "spiegazione finale". Ed è proprio in tale sequenza che si notano quegli occhi azzurri e lucenti ("di giada") di Carlo ("il gatto" ovvero l'assassino), che forse in qualche modo potevano svelarne le reali intenzioni. Tuttavia, quegli "occhi di giada" menzionati dal titolo e che si intravedono sullo schermo un attimo prima del compiersi dei delitti come un ricordo ossessivo stampato nella mente dell'assassino, appartengono in realtà ad un pupazzo che stringeva fra le braccia la sorella dell'assassino (ben visibile in una foto di famiglia) prima che questa venisse consegnata ai tedeschi.

Alcuni di questi particolari, tuttavia, spesso sfuggono allo spettatore medio, forse per colpa della "falsa pista" in cui compare il personaggio estraniante di Pasquale Ferrante, il quale complica la struttura del giallo.