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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM
Accodato al filone argentiano grazie ad un
titolo imposto dalla produzione, il film si scosta decisamente dai
classici schemi del genere. Niente maniaci assassini in questo caso,
solo un percorso tortuoso nel movente di un delitto che sfocia,
paradossalmente, nella lucida e calcolata simulazione di una nevrosi da
parte dell'assassino.
La miscela di costumi e situazioni apparentemente opposti
fra loro, come l'ambiente aristocratico londinese e quello
hippie, il finto perbenismo della famiglia Hammond e le
insane passioni che cova al suo interno (il lesbismo, che
infrange con fragore il tabù del grande schermo), e poi gli eccessi
splatter, i passaggi onirico-psichedelici, il crudo realismo
dei cani vivisezionati, formano un tutt'uno di forte
impatto in un film carico di simbolismi che all'epoca
ovviamente scosse sia spettatori che critica.
La tematica della corruzione morale è presente ovunque, nessun personaggio (polizia a parte) viene
risparmiato (nè la figlia Johan, lesbica e forse incestuosa,
nè la vicina chiacchierona che si intrattiene con un ragazzo
molto più giovane di lei). Le atmosfere saffiche, di gran lunga più incalzanti
che nel precedente Una sull'altra (1969), ma mai
punto nevralgico della vicenda (come accadeva invece nel
film precedente), assumono qui la
forma di una pericolosa quotidianetà, smuovendo
prepotentemente le
fondamenta di una certa etica borghese. Molti nella vicenda
sono i riferimenti psicanalitici e a sottolinearlo appare anche
il personaggio dello psichiatra freudiano (interpretato
dal sempre valido George Rigaud).
Vari i rimandi di Fulci ai maestri della suspense, primo fra
tutti Hitchcock, con un omaggio a quel Io ti
salverò (1945) nella sequenza del sogno col cigno, con
l'ombra dell'uccello a sostituire quella dell'angelo, e poi
a Gli uccelli (1964), con la sequenza dei
pippistrelli in soffitta a sostituire i gabbiani. Per quanto
riguarda le turbe psichiche del personaggio della Bolkan
(già apparsa con un personaggio border-line in Un detective -
1968 di Romolo Guerrieri), si può invece citare il
Polanskiano Repulsion (1965), mentre per la vicina
hippie disinibita, è stato forse attinto qualcosa da Onyricon (1968) di
Joe Massot, film in cui l'attrice Jane Birkin si produce in
orge hippie mentre è spiata da un vecchio dall'appartamento
accanto.
Per quanto alla regia, va sottolineata, specie nel
primo tempo, la continua ricerca di innovazione e
sperimentazione, i movimenti di macchina avvenieristici, le
inquadrature accattivanti e le situazioni visivamente
astratte.
Curiosità: la sequenza più famosa del film, benchè forse ne
sia quella più gratuita e quasi fuori contesto, è quella in
cui la Bolkan si trova di fonte a dei cani vivisezionati.
Tale scena risultò così realistica che costò un processo
intentato da una società protettrice degli animali, che il
regista vinse portando in aula di tribunale, per ben quattro
volte, i cani finti, creati dal maestro degli effetti
speciali Carlo Rambaldi, autore anche del cigno e dei 35
pippistrelli meccanici che compaiono nel film.
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