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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Il secondo thrilling di Crispino, dopo L'etrusco
uccide ancora (1972), si scosta nettamente dal prototipo
argentiano. L'introduzione della
componente fantastica, il preciso discorso psicanalitico sui personaggi e l'attenta cura dei dialoghi,
lo rendono
molto più attuale e moderno di altri
thriller realizzati anche negli anni a seguire. La vicenda si impernea
sul continuo evolversi delle personalità dei protagonisti,
turbate da un cocente solleone e dal misterioso influsso delle macchie
solari, fenomeni volti a creare un turbine di follia e di allucinazioni che
porteranno a svelare il vero volto dell'assassino, il cui movente, contrariamente alle premesse poste,
si rivelerà lucidamente
razionale.
Interessante, complesso e psicologicamente corretto è il personaggio
border-line di Simona interpretato con maestria dall'attrice
americana Mimsy Farmer. Turbata più dall'amore e dal sesso, col quale
ha un rapporto di attrazione/repulsione, che dalla nuda morte (essendone
lei intima
conoscitrice), dapprima devia il suo piacere in un susseguirsi di allucinazioni
necrofile, poi si scopre gelosa del padre, un attempato Don Giovanni e quando
infine riesce a concedersi sessualmente al fidanzato,
lo fa in preda ad una scandalosa passione per un altro uomo, padre Lenox.
Non a caso la donna si sente più vicina al curato (un ottimo Barry Primus),
essendo anch'egli un individuo profondamente turbato.
Molto simile alla figura del serial-killer moderno è quello interpretato
dal poliedrico Ray Lovelock. Sprezzante, beffardo, di una follia fredda
e calcolatrice. Quel suo metodo di uccidere (un sonnifero che paralizza
il corpo delle vittime) verrà riproposto anche nel più recente thriller
di Robert Zemeckins, Le verità nascoste (2000), mentre il
suo terribile volo nel vuoto, sottolineato dalla
struggente sinfonia di Morricone, ripreso con un rallenty
esasperato sotto gli occhi impotenti della fidanzata Simona, per
certi versi può far tornare in mente gli ultimi momenti di 4 mosche
di velluto grigio (1971). Ed è di nuovo nel finale, dopo che
l'assassino esala l'ultimo respiro sull'asfalto rovente di piazza
Navona, che s'insinua nella vicenda quel velato senso d'irrazionale, quasi di
giustizia divina e di tremenda ineluttabilità della morte che aveva
caratterizzato le prime sequenze di film.
I personaggi di contorno sono ben studiati per
contribuire alla riuscita del film: si va dall'ottima interpretazione di Leonardo Severini, che sfrutta
voce e mimica nei panni del portiere alcolizzato, a quelle enigmatiche
di Massimo Serato ed Angela Goodwin, senza tralasciare l'humor nero di
Ernesto Colli e la disarmante bellezza di Gaby Warner.
Per quando riguarda la montatura del racconto giallo, questa risulta
abbastanza coerente e scorrevole, anche se però, verso il finale, quando
Padre Lenox / Barry Primus scioglie la matassa, si ravvisano
un paio di passaggi frettolosi e di spiegazioni affrettate che, seppur
correttamente legate fra loro, giungono in sceneggiatura come evidenti
tappabuchi.
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