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MIO CARO ASSASSINO

 

TRAMA

Indagando su un omicidio con una pala meccanica, il commissario di polizia Luca Peretti si trova alle prese con una serie di delitti apparentemente senza alcun collegamento fra loro. Indagando, scoprirà che a capo della matassa c'è un sequestro e il conseguente assassinio di una bambina.

COMMENTO

Fra i thrilling del "periodo d'oro" è il più morale e crudele. Diretto dall'allievo prediletto di Sergio Leone, Tonino Valerii, è l'opera prima di quel sotto-filone del thrilling che in maniera più o meno velata comunicava ai genitori il dovere di vigilare con maggior attenzione sui propri figli. La pellicola rimane salda all'interno dei canoni tradizionali del giallo e sciorina improvvise accelerate di violenza, come nella sequenza dell'omicidio con la sega circolare. Ottime le interpretazioni di tutti gli attori, fra cui spiccano quelle particolarmente colorite di Dante Maggio e Lola Gaos. La colonna sonora, funzionale, è realizzata da Ennio Morricone, il quale si rifà alle sonorità già composte per L'uccello dalle piume di cristallo (1970).

 

CAST ARTISTICO

George Hilton

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Commissario Luca Peretti

Salvo Randone

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Maresciallo Marò

Marilù Tolo

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Dott.ssa Anna Borgese

William Berger

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Giorgio Canavese

Patty Shepard

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Paola Rossi, la maestra

Dana Ghia

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Eleonora Moroni

Piero Lulli

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Alessandro Moroni

Helga Liné

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Compagna di Paradisi

Manolo Zarzo (Manuel Zarzo)

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Brigadiere Bozzi

Tullio Valli

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Oliviero Moroni

Alfredo Mayo

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Beniamino Moroni

Monica Randall

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Moglie di Oliviero

Corrado Gaipa

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Capo della compagnia assicurativa

Daniela Rachele Barnes (Lara Wendel)

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Stefania Moroni

Dante Maggio

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Mattia Guardapelle

Lola Gaos

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Adele Rudigiani

Sofia Dionisio

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Cameriera in casa Moroni

Luigi Antonio Guerra

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Testimone del delitto

Elisa Mainardi

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Cameriera in casa Moroni

Enzo Fiermonte

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Proprietario della gru

Guerrino Crivello

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Barista

Andrea Scotti

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Testimone del delitto

Irio Fantini

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Non appare

Francesco Di Federico

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Vincenzo Paradisi

Sergio Mendizábal

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Rag. Civitelli

Annamaria Chio

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Testimone del delitto

Antonio Spaccatini

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Silvestri

Giuseppe Marrocco (n.a.)

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Poliziotto

Jean-Pierre Clarain (n.a.)

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Autista in casa Moroni

Pietro Ceccarelli (n.a.)

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Gorilla di Giorgio Canavese

Remo De Angelis (n.a.)

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Mario Ansuini

Sergio Testori (n.a.)

..

Sequestratore

 

CAST TECNICO

Regia

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Tonino Valerii

Soggetto

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Franco Bucceri

Roberto Leoni

Sceneggiatura

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Franco Bucceri

Roberto Leoni

José Gutiérrez Maesso

Tonino Valerii

Fotografia

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Manuel Rojas

Musiche

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Ennio Morricone

Gianna Spagnulo (voce - non accreditata)

Bruno Nicolai (direzione)

Montaggio

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Franco Fraticelli

Aiuto regia

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Roberto Leoni

Remo De Angelis

Produzione

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B.R.C. Produzione Film (Roma)

Kramot Cinematografica, Tecisa (Madrid)

 

LE VOCI

George Hilton

..

Pino Locchi

Marilù Tolo

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Rita Savagnone

Patty Shepard

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Vittoria Febbi

Tullio Valli

..

Gianfranco Bellini

Corrado Gaipa

..

Corrado Gaipa

Francesco Di Federico

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Luciano De Ambrosis

Enzo Fieromonte

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Glauco Onorato

 

DATI ADDIZIONALI

Anno

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1972

Durata

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95'

Edizioni in DVD

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Media Blasters (2003)

Surt Video (2005)

Neo Publishing (2007)

X-Rated (2007)

Scheda del film su

..

IMDb

 

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM (SPOILER)

 

Per quest'unica incursione nel thrilling, Tonino Valerii attinge dal genere al lui più congeniale, il western. Tale contaminazione è visibile non solo nella fotografia degli esterni afosi ed assolati, ma anche nella figura del commissario Peretti, il quale, impegnato a svelare l'intrigo, pare proprio il classico sceriffo costretto a sbrigarsela da solo. Questi, inoltre, ha il volto di George Hilton, un'icona del cinema western italiano. Il suo è anche l'unico personaggio di svolta nella vicenda, in quanto agli altri interpreti (fra cui William Berger - il cui ruolo è poco più che un cameo) non viene permesso di incidere in maniera importante sulla scena. Ed è un bene, poichè data la sovrabbondanza di personaggi e di indizi da seguire, il racconto risulta già così notevolmente intricato. A sottolineare il binomio giallo-western, vengono anche inserite alcune sequenze di un film western (Django - 1966, di Sergio Corbucci), trasmesse dal televisore di una delle vittime.

Anche in questo thrilling non mancano i rimandi più propriamente argentiani, ed anzi, la sequenza del delitto della giovane maestra, si apre proprio col classico pedinamento della vittima che si conclude nell'appartamento di lei, dove, grazie alla tecnica della soggettiva, lo spettatore è costretto a partecipare al terribile delitto con la sega circolare, impressionante per il suo crudo realismo. Un'altra scena particolarmente "dolorosa" e ben congeniata è anche quella in cui la bimba sequestrata, legata col fil di ferro ai polsi e alle caviglie, cerca pietosamente di mandare un messaggio dalla finestra della sua prigione. A confermare questo ulteriore binomio di psicologia-violenza, la sceneggiatura insinua anche alcuni elementi psicanalitici: l'assassino è privo di una mano, quindi simbolicamente castrato.

Altre soluzioni narrative come l’utilizzo del disegno infantile e dello specchio rivelatore, come ingranaggi dell’intricato giallo, possono essere poi considerati anticipatori del disegno sulla parete e dello specchio rivelatore del celebre Profondo rosso (1975) di Dario Argento. Nel finale poi è presente anche un esplicito omaggio allo stile di Agatha Christie, quando il commissario, attorniato da tutti i sospettati, si pronuncia in un lungo monologo esordendo con quel "mio caro assassino" che dà il titolo al film.

Curiosità: nella scena notturna del rapimento di Oliviero Moroni (al 61° minuto) avviene uno strano "salto" della pellicola. Tale "fenomeno", presente in ogni edizione del film, è forse stato causato in fase di post-produzione. Il movimento rotatorio che subisce l'immagine, percepibile in una manciata di secondi, pare essere lo stesso che si realizza nel cambiare un obiettivo alla macchina da presa. Infatti, dopo tale "fenomeno", si nota subito che l'immagine ha acquisito uno zoom diverso da quello della scena antecedente. E' perciò ipotizzabile che l'operatore addetto alla fase di telecinema abbia cambiato l'obiettivo per tale scena senza interrompere le riprese. Di conseguenza, dopo tale svista, anche la parte di film rimanente potrebbe risultare più "zoomata" rispetto alle riprese originali.

 

Per un resoconto sulla sceneggiatura puoi consultare questo schema