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LA MORTE NEGLI OCCHI DEL GATTO

CAST ARTISTICO

Jane Birkin

..

Corringa
Hiram Keller

..

Lord James MacGriff
Françoise Christophe

..

Contessa Mary MacGriff
Doris Kunstmann

..

Suzanne
Venantino Venantini

..

Reverendo Robertson
Anton Driffing

..

Dott. Franz
Dana Ghia

..

Lady Alicia
Georg Conrad (Konrad Georg)

..

Campbell, il maggiordomo
Serge Gainsbourg

..

Ispettore
Penella Alessandro (Alessandro Perrella)

..

Poliziotto
Bruno Boschetti .. Poliziotto Smith
Luciano Pigozzi .. Angus
Bianca Doria .. Janet Campbell, la serva
Franco Ressel .. Reverendo
Tom Felleghy (non accreditato) .. Uomo al funerale

CAST TECNICO

Regia

..

Anthony M. Dawson (Antonio Margheriti)

Soggetto e Sceneggiatura 

..

Antonio Margheriti

Giovanni Simonelli

Fotografia

..

Carlo Carlini

Musiche

..

Riz Ortolani

Montaggio

..

Giorgio Serralonga

Aiuto regia

..

Patrick Wachsberger

Produzione

..

Starkiss s.r.l. (Roma);

Falcon International Film (Roma);

Roxy Film (Monaco di Baviera);

Capitol (Parigi).

DATI ADDIZIONALI

Anno

..

1973

Durata

..

90'

Formato schermo

.. 2.35:1

Conosciuto anche come

.. Seven Deaths in the Cats Eye

Edizioni in DVD

..

Blue Underground (2005)

Surf Video (2007)

Scheda su

..

TRAMA

Nel castello di Dragstone, dimora della Contessa Mary MacGrieff e di suo figlio James e nel quale sono ospiti un medico, un sacerdote, un'insegnante di francese e la sorella di Mary, Lady Alicia, giunge, espulsa dal collegio, la giovane figlia di costei, Corringa. Il tetro maniero, sul quale grava la leggenda che chiunque dei MacGrieff venga ucciso da un suo consanguineo diventa vampiro, è funestato, poco dopo l'arrivo di Corringa, dall'assassinio di sua madre, a cui segue qualche giorno dopo quella di un servitore.

COMMENTO

Ispirandosi alla novella Corringa di Peter Bryan, Margheriti, dopo l'exploit di Nude... si muore, dirige un altro giallo contaminato questa volta da horror e gotico, con protagonisti i divi musicali del momento, Jane Birkin e Serge Gaingsbourg, affiancati dal belloccio Hiram Keller di pasoliniana memoria. Fascinoso e con tocchi di erotismo e gore, il film soffre però di una parte centrale piuttosto dilatata e di qualche stonatura in fase di sceneggiatura che grava sul risultato finale. Più apprezzabili sono invece le atmosfere, l'ambientazione e la pregiata colonna sonora di Riz Ortolani.

 

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM

 

Del filone argentiano è certamente il capitolo più ricco di contaminazioni cinematografiche: si va dall'horror al gotico, dal fantastico al giallo. Di questi, quello più presente è certamente l'aspetto gotico, rappresentato dal castello, coi suoi lugubri sotterranei e passaggi segreti ed anche dalle insistenti leggende sui vampiri che aleggiano attorno ad esso. La conseguente possibilità che sia proprio un vampiro a compiere i delitti muove così l'ago della bilancia dei generi, la quale si trova sempre in bilico fra il giallo ed il fantastico.

 

Nonostante l'impostazione iniziale del racconto porti alla mente il più classico dei gialli alla Agatha Christie, fin dai primi minuti il film si rivela invece qualcosa di assolutamente diverso. La figura del gorilla, ad esempio, completamente estranea al contesto e per questo ancor più capace di incuriosire ed arricchire il racconto, è qualcosa che porta il giallo verso la dimensione del fantastico. Questo improbabile omaggio ad Edgar Allan Poe, decisamente sopra le righe e birrazzo, se visto nell'insieme del racconto fantastico risulta però azzeccato. A sottolineare questa dimensione quasi onirica e fiabesca, ci sono anche le luci, particolarmente vivide nei toni primari, quasi a colorare le scenografie.

 

Notevole importanza viene data ai dialoghi, fondamentali anche per raccontare la storia d'amore nascente fra i due cugini, Corringa e James, due anime sole. Si noti a tal proposito la forte caratterizzazione di alcuni personaggi. Se Corringa è un personaggio abbastanza semplice, dovuto alla necessità di rappresente con lei l'innocenza e la purezza, James, invece, si può considerare come il vero punto di svolta della narrazione. Spavaldo, contesta le teorie di Freud e per la sua entrata in scena, a dir poco teatrale, si produce in un monologo sarcastico contro i suoi poco graditi commensali. Complesso ed in conflittualità con sè stesso, è il classico "bel tenebroso" a cui l'ingenua Corringa riuscirà però ad aprire il cuore. Proprio quest'ultima è anche al centro delle attenzioni particolari anche dell'insegnante di James, Suzanne. Margheriti sà bene fin dove spingersi con la provocazione ed il breve tentativo di seduzione di Suzanne a Corringa rappresenta un delicato tocco di malizia, una calibrata e gradevole suggestione erotica che ripropone quel lesbismo "proibito" spesso presente nelle pellicole dell'epoca. Altre caratterizzazioni eccellenti sono quelle della sovracitata Suzanne, interpretata dalla sensuale attrice tedesca Doris Kunstmann, quella del compositore/attore/regista Serge Gainsbourg, nei panni di un commissario un po' naif ed assolutamente simpatico e quella del veterano Venantino Venantini, particolarmente pacato fino al finale, in cui con un'inaspettato voltafaccia si appresta a mettere fine alla sua opera criminale.

 

Nonostante il film cominci con un ritmo abbastanza sostenuto, non riesce tuttavia a mantenerlo, assieme alla tensione che si fà anch'essa latitante. La staticità di certe situazioni (come il ripetersi dei ritrovamenti dei cadaveri nel cimitero) viene inoltre alimentata dall'ambientazione scura e dagli ambienti bui del castello, più volte riproposti. La storia riacquista dinamicità verso il finale, con alcune scene ad effetto come quella in cui James vaga per le grotte del sotterraneo seguendo uno strano lamento e quella in cui Corringa viene inseguita dalla Contessa, la quale in una scena utilizza un rasoio per aprire il saltello di una porta, proprio come si vedrà anche in Suspiria (1977) di Dario Argento. Ed è la componente "gialla" a prendere infine il sopravvento quando si scopre che l'assassino ha compiuto i delitti sotto mentite spoglie per impossessarsi dell'eredità. A tal proposito risulta palese il riproponimento del modus-operandi e del movente dell'assassino di Nude... si muore (1968). Altre somiglianze col primo giallo di Margheriti sono riscontrabili anche nel prologo, con l'omicidio che dà atto alla sostituzione di persona e con l'occultamento del cadavere all'interno di una valigia, poi finita in uno scantinato.

 

Curiosità: il gatto onnipresente ai delitti, che pare quasi intendersi col regista partecipando istintivamente alle situazioni che lo circondano, altri non è che Mushi, uno dei gatti di Margheriti.