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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
La sceneggiatura viaggia su tre binari: quello poliziesco, dominante,
che prende maggior piede nel secondo tempo (con la classica resa dei
conti finale fra il "boss" ed il poliziotto), quello thrilling, che
possiede qualche discreto momento, e quello della commedia, spesso a
toni surreali, che vede protagonisti distintamente il ladruncolo di borgata
Giannino ed il goffo poliziotto Teti (quest'ultimo interpretato
dall'attore Gianfranco Barra, di nuovo con Martino dopo La polizia accusa: il servizio
segreto uccide - 1975). Il risultato è un ibrido volutamente comico
ma che mantiene comunque un'amara vena di fondo.
La vicenda inoltre è resa piccante grazie dalla presenza delle "minorenni", che
immancabilmente, quando sfuggono al controllo dei genitori, capitolano in faccende di sesso e
di droga. Su tutte
primeggia una giovane e bellissima Barbara Magnolfi agli esordi, particolarmente audace ed
affascinante, mentre invece l'altra giovane protagonista, Jenny
Tamburi, allora reginetta del cinema erotico, pur godendo di qualche
momento in più non incide granchè sulle scene. Martino si rende conto
delle potenzialità davanti alla macchina da presa della Magnolfi ed
infatti le offre frequenti primi piani e una lunga carrellata mentre
attraversa la città per raggiungere l'appartamento in cui verrà
brutalmente uccisa.
La sceneggiatura, scritta dal regista assieme ad uno dei padri del genere,
Ernesto Gastaldi, benchè variegata, non risulta granchè originale, e perciò, alla mancanza di nuove
idee, Martino ribatte con una
lunga serie di citazioni ed autocitazioni. Principalmente si rifà al suo
primo film poliziesco (Milano trema - La polizia vuole giustizia
- 1973), e nella fattispecie ricalca: la ricostruzione degli
inseguimenti automobilistici a Milano; l'ironico personaggio della
prostituta d'appartamento, impersonificato dalla medesima attrice, Lia
Tanzi; la caratterizzazione spavalda ed ambigua del
protagonista e l'immancabile ostracismo dei superiori. Il personaggio
interpretato da Cassinelli, però, con tanto di occhialini, sembra
provenire direttamente da La polizia chiede aiuto (1974) di
Massimo Dallamano, tuttavia in questo film il suo humour acquista
decisamente maggior spessore.
Per quanto concerne il versante thrilling, visto il successo riscosso testè da
Profondo rosso di Dario Argento, la sceneggiatura trae spunto dal
film medesimo sia ricalcando il famoso
omicidio alla finestra della medium (che qui viene riproposto con una connotazione
quasi
ironica nei confronti dell'originale), che
quello tramite l'acqua bollente (che qui si
"limita" ad un'aggressione ustionante ai danni dell'assassino). Impossibile poi non
drizzare le orecchie per la furba rivisitazione del famoso tema
portante di Profondo rosso, che qui viene stravolto quanto basta
per non incorrere nel plagio, e si propone come brano "d'accompagnamento"
dei delitti.
Dal lato tecnico, si nota un uso molto
frequente del grandangolo (solitamente più misurato nei lavori del
regista), forse
atto ad impreziosire una fotografia a tratti
un po' spenta.
Il reparto recitativo
è invece sempre all'altezza, grazie alle vecchie glorie Girotti
e Ferrer ed al grande estro di Cassinelli, che alterna
una brillante ironia al suo solito ruolo di uomo d'azione. Desta un curioso interesse
anche il personaggio del sicario, che seppur poco credibile in quanto particolarmente vistoso per passare
inosservato, con quegli occhiali enormi e le movenze di un automa, per certi versi, può ricordare
una specie di "Terminator" magrolino.
Curiosità: nel film è presente anche una compiaciuta autocitazione del regista, con la proiezione in un cinema frequentato
dai protagonisti, del thrilling Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io
ne ho la chiave (1971).
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