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NUDE PER L'ASSASSINO

 

TRAMA

Lo studio fotografico Albatros è al centro di un torbido susseguirsi di delitti, perpetrati con inaudita ferocia. E mentre un assassino in tuta da motociclista procede al sistematico sterminio dei componenti dello studio e dei suoi frequentatori, il fotografo Carlo e la collega Magda cercano di sciogliere l'enigma, prima di diventare loro stessi le prossime vittime.

 

COMMENTO

Percorrendo i binari del thrilling argentiano senza una particolare ispirazione e col palese intento di prender parte al successo dilagante del filone, Andrea Bianchi mischia, con uno stile grossolano, le migliori produzioni fino ad allora portate sullo schermo, limitandosi al semplice riproponimento degli elementi più scontati ed in voga nel genere: nudità, lesbismo, gore. Ma pur eccedendo in questi aspetti, nel tentativo di colmare le lacune di una sceneggiatura fin troppo modesta, il film non rischia gravi cadute di stile e nella sua ingenua e sgangherata proposizione risulta perfino godibile. Per la sua totale gratuicità è inoltre considerato un cult, famoso alla pari, se non più, di altri film anche qualitativamente più importanti.

 

CAST ARTISTICO

Edwige Fenech

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Magda
Nino Castelnuovo

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Carlo Gunter
Femi Benussi

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Lucia Cereser
Solvi Stubing

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Patrizia
Amanda (Giuliana Cecchini)

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Gisella Pozzani alias Sig.ra Mayer
Franco Diogene

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Maurizio Pozzani
Erna Schürer

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Doris
Lucio Como

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Commissario
Claudio Pellegrini

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Mario Ferreri
Gianni Airò

Silvana Depreto

Achille Grioni

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Procuratore
Giuseppa Meschella

Filippo La Neve

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Medico
Wainer Verri

Rodolfo Zola

Riccardo De Stefanis (non accred.)

..

Poliziotto

 

CAST TECNICO

Regia e soggetto

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Andrea Bianchi
Sceneggiatura .. Massimo Felisatti

Fotografia

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Franco Delli Colli

Musiche

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Berto Pisano

Montaggio

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Francesco Bertuccioli

Aiuto regia

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Daniele Sangiorgi

Produzione

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Fral S.p.a.

 

DATI ADDIZIONALI

Anno

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1975

Durata

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94'

Edizioni in DVD

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Blue Underground (2005)

Surf Video (2005)

Neo Publishing (2007)

Scheda del film su

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IMDb

 

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM (SPOILER)

 

Prima di volgere al cinema porno, splatter ed erotismo pecoreccio sono stati gli ingredienti abituali che il regista Andrea Bianchi ha miscelato in tutte le sue pellicole orrorifiche (da Malabimba - 1979, a Massacre - 1988, passando per Le notti del terrore - 1981), prodotte spesso con pochi soldi, girate con inquadrature maldestre, scenografie rozze e spesso coadiuvato da una schiera di collaboratori ancor più sprovveduti di lui. In questo caso però, pur nella pochezza del soggetto (da lui stesso firmato) e della sceneggiatura, il regista riesce a ricavare qualcosa di quantomeno decoroso.

Nello specifico Bianchi ricalca: l'ambientazione "artistica" (lo studio fotografico) da Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? (1972) e alla lontana da Sei donne per l'assassino (1964), ripesca il personaggio del maniaco motociclista da La polizia chiede aiuto (1974), il motivo scatenante dei delitti da Profondo rosso (1975 - là era una canzone, qui lo scrosciare dell'acqua), la sequenza iniziale (ovvero il movente degli omicidi) da Cosa avete fatto a Solange? (1972), e lo splatter viscerale dai meglio gialli di Lucio Fulci.

I pochi meriti del film sono da attribuirsi principalmente alla buona volontà degli attori, spesso limitati da dialoghi dediti alla sola funzione di riempire il minutaggio (come la discussione fra Magda e Carlo su come vada bevuto il caffè: con o senza latte...), e a volte dilaganti anche nel turpiloquio per dare un po' di "tono" al film. Attori che, noncuranti della mediocrità della sceneggiatura, recitano imperterriti con professionalità e tanta ironia.

Va menzionato anche il buon lavoro alla fotografia di Franco Delli Colli (La polizia chiede aiuto - 1974, Zeder - 1983), che trova uno strano equilibrio con le intenzioni registiche di Bianchi, di ben altro stampo. La prima di queste è quella di inserire molto sesso (seppur all'acqua di rose) in tutto il film. Quasi tutti i protagonisti fanno sesso, o ne parlano. Perfino le due infermiere all'ospedale si lamentano di una certa astinenza sessuale dovuta al turno di notte. La più ampia di queste parentesi sessuali, a parte gli incontri amorosi fra il protagonista e la bella fotografa, si apre per descrivere la tragicomica farsa di Maurizio (Franco Diogene), uomo obeso e impotente con moglie fedigrafa e lesbica, il quale tenta, con scarso successo, di portarsi a letto le modelle del suo studio, che invece flirtano più volentieri con la moglie. Quale senso abbia, se non quello di riempire il minutaggio del film, quello di descrivere così minuziosamente il dramma di un personaggio relativamente marginale in un racconto in cui anche i caratteri dei protagonisti sono approssimativi è uno dei tanti quesiti insoluti della sceneggiatura farlocca di Bianchi e Felisatti. Un'altra sequenza in linea con lo stile triviale del regista, ed anche in questo caso ingenuamente divertente, è quella finale, i cui protagonisti sono Edwige Fenech (vera presenza cult del film, con un taglio di capelli decisamente sexy, nel ruolo insolito di fotografa anzichè di modella) e Nino Castelnuovo. Mentre i due amoreggiano a letto, quest'ultimo, riferendosi al fatto che una delle modelle era rimasta incinta innescando così la catena dei delitti, rassicura la Fenech con un: "Meglio non correre rischi...”, e facendola voltare di schiena innesca l'allusione che questa debba cedere controvoglia ad una sodomia "contraccettiva".