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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Il regista
Margheriti
sviluppa una sceneggiatura a cui aveva già messo mano
Mario Bava, seguendo le direttive
del genere già impartite dai precedenti film del
cineasta e adottanto alcuni elementi tipici del thrilling
degli anni a venire: il body-count, la soggettiva dell'assassino
e
la sua figura nerovestita. Tuttavia, al macabro sarcasmo di Bava,
il regista risponde con degli spunti da commedia rosa tipici della
produzione Hitchcockiana del decennio precedente, arrivando a mutuare
anche Psyco (1960) per la sequenza del
delitto sotto la doccia, per la coltellata in
cima alle scale, per il travestitismo operato dall'assassino
e per
il voyeurismo del personaggio di La Floret (che emula quello di Anthony
Perkins). Inoltre, dal primo giallo di Bava (La ragazza che sapeva
troppo - 1963), il film recupera, oltre atmosfera giallo-rosa, anche
il particolare della passione di una delle protagoniste per i racconti
giallo-polizieschi. In tale contesto, risulta quindi azzeccato il simpatico
personaggio di Jill che, oltre ad aggiungere alla storia un gradevole
colorito rosa con le sue simpatiche intuizioni da giallista, in modo
sottile aiuta anche lo spettatore a risolvere il caso, suggerendo, col
romanzo che è intenta a scrivere, che il colpevole dei
delitti è un individuo che agisce sotto travestimento.
Per quanto riguarda le scene dei delitti, tutta la violenza
grafica che proprio in quegli anni iniziava a trovare sfogo
negli omicidi, qui viene invece smorzata ai minimi termini,
tanto da comprometterne la verosimiglianza degli stessi. A
colmare questa lacuna ci provano comunque la solida regia di
Margheriti, che fa un uso sapiente dello schermo panoramico,
la piacevole fotografia di Fausto Zuccoli, le scenografie
curate e la colonna sonora squisitamente pop di Carlo
Savina.
Nude... si muore, oltre ad esser diventato
ispiratore di molte pellicole grazie alla sua ambientazione
in un college, è stata anche una delle fonti di ispirazione per il film
Phenomena (1985) di Dario Argento. Anche in quest'ultimo, infatti,
vi ritroviamo: un college femminile
che nasconde una delle insegnanti come assassina; un padiglione di insetti ed un
entomologo (dalla fisiognomica fra l'altro molto simile);
una sequenza iniziale, quella dell'avvicinamento in auto
alla scuola, che pare del tutto identica. La medesima
sceneggiatura del film, inoltre, verrà successivamente
rielaborata da Simonelli e riproposta nel successivo thriller gotico di
Margheriti La morte negli
occhi del gatto (1973).
Curiosità: la versione americana del film, tutt'oggi
introvabile, con doppiaggio
originale inglese, intitolata The
Young, The Evil & The Savage (titolo che omaggia il
western Il bruono, il brutto e il cattivo di Sergio
Leone),
risulta accorciata di almeno 15
minuti.
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