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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Secondo thriller firmato da Dallamano sulla "maladolescenza",
distribuito all'estero come
What Have They Done to Your Daughters? col preciso scopo
di ricordare il precedente successo di Cosa
avete fatto a Solange? (What Have They Done to
Solange?).
La mirabile regia di Dallamano riserba una particolare attenzione per le
inquadrature, mostra dettagli macabri e sanguinolenti che utilizza come veri pugni allo
stomaco, proprone inseguimenti mozzafiato per le vie
di Brescia (alterando i nomi delle vie principali), ma sacrifica parecchio della verosimiglianza per poter mirare al
sensazionalismo più esplicito (e quindi alla commerciabilità della
pellicola) nella figura dell'assassino spietato, munito di
mannaia. Anche le minorenni sono utilizzate per costruire ad-hoc una gioventù corrotta e
sempre meno innocente. La trama in particolare rallenta
pericolosamente quando la regia si sofferma sulle registrazioni delle
conversazioni delle giovani (con qualche morbosità verbale un po' compiaciuta
e fastidiosa) ed insiste sulla sofferenza di una di esse soggiogata
dal suo perverso psichiatra (racconto denso di particolari pruriginosi);
tuttavia si
riprende con facilità grazie ai diversi colpi di scena ed al
meccanismo del racconto giallo che fino alla fine lascia lo spettatore in trepidante
attesa. Inverosimile, ma di grandissimo impatto visivo, è
dunque l'assassino vestito da motociclista, protagonista dei momenti di maggior tensione
della pellicola, ovvero della sequenza dell'attentato in clinica con amputazione
della mano di un poliziotto e dell'inseguimento al Sostituto Procuratore per i sotterranei del
parcheggio. In entrambe le
sequenze non vengono lesinati copiosi e realistici effetti
di sangue, particolari cruenti che si inframezzano anche con il
riconoscimento all'obitorio di un cadavere tagliato a pezzi (con
genitali in vista) ed il
ritrovamento di una testa mozzata in un bagagliaio di un auto.
Il tema della denuncia sociale volta a tutelare i minori, oltre a
comparire testualmente all'inizio e alla fine della pellicola, trapela
anche negli attimi di pausa della vicenda, con sequenze "suggerite" come quella in cui
il Sostituto Procuratore sta
rientrando a casa in taxi e guarda una coppietta spingere una carrozzina
col figlio; ben presto lo
sguardo addolcito della Ralli si fa preoccupato suggerendo allo
spettatore come potrebbe essere triste il futuro che aspetta anche quel bimbo.
Nel
finale poi, risolta la matrice gialla con l'esecuzione dell'assassino,
fà capolino anche il tema della denuncia contro il Sistema, tipica del
filone poliziottesco, nel momento in cui i protagonisti,
ad un passo dal risolvere il caso, vengono fermati dall'ostruzionismo
dei propri superiori.
Il film, scritto da Ettore Sanzò, è una
riproposizione del racconto Violenza a Roma di Massimo
Felisatti, racconto dal quale verrà tratto anche il film ...a tutte
le auto della polizia (1975) di Mario Caiano, pellicola che
ovviamente presenta
molte analogie con La polizia chiede aiuto. La colonna
sonora di Stelvio Cipriani, originaria del film La polizia ringrazia
(1972) di Steno e già proposta in La polizia sta a guardare (1973) di
Roberto Infascelli, verrà adottata anche in Tentacoli
(1977) di Ovidio G. Assonitis, Torino Violenta (1977) di
Carlo Ausino e più recentemente in Death Proof - A prova di
morte (2007) di Quentin Tarantino.
Alcuni errori del film si individuano quando l'attrice Micaela
Pignatelli, afferrata per la gola
dall'assassino e ripresa in primo piano ravvicinato, non riesce a
trattenere il fiato appannando l'obbiettivo della telecamera, e quando
l'assassino entra nottetempo nella clinica e fugge, pochi minuti dopo,
ritrovandosi fuori già a mattino inoltrato.
Curiosità:
la figura dell'assassino motociclista vestito di nero, già apparso in Una
lucertola con la pelle di donna (1971) di Lucio Fulci, farà ancora
capolino nei
film
Nude per l'assassino (1975) di Mario Bianchi, Nightmare Beach
(1988) di Umberto Lenzi e in Bloody
Friday (1996) di Danny Ko.
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