HOME    FILM A-Z    I PROTAGONISTI    DVD A-Z    GLI SPECIALI    INTRODUZIONE    FORUM    LINKS    NEWS

 

PASSI DI DANZA SU UNA LAMA DI RASOIO

 

 

TRAMA

Mentre si trova nel Parco del Pincio (Roma), la fotografa Katy intravede con un cannocchiale a nolo, un uomo pugnalare a morte una donna. Subito si rivolge alla polizia ma così facendo il suo ragazzo diventa il principale sospettato del delitto. Nel frattempo, il commissario Merugi scopre che la mano che ha ucciso è quella di un assassino seriale, legato in qualche modo al mondo della danza.

 

COMMENTO

Uno dei più fedeli emuli di thrilling argentiano, concepito sulla scia de L'uccello dalle piume di cristallo (1970) a cominciare dall'arma dei delitti, il rasoio. Ricco di tensione, visivamente accattivante e dinamico, con Pradeaux che abbina un'originale poetica visiva alla migliore tecnica di Argento. L'elegante connubio fra immagini e colonna sonora, al quale il regista dedica particolare attenzione, ripaga appieno anche di alcune piccole distrazioni narrative che nell'epilogo tornano immancabilmentea fare i conti con lo spettatore più attento. Seguito nel 1977 da Passi di morte perduti nel buio.

 

CAST ARTISTICO

Robert Hoffmann

..

Alberto Morosini

Susan Scott (Nieves Navarro)

..

Kitty

George Martin

..

Commissario Merugi

Anuska Borova

..

Lidia Arrighi / Silvia Arrighi

Serafino Profumo

..

Non appare

Anna Liberati

..

Segretaria dell'accademia di danza

Simón Andreu

..

Marco

Rosita Torosh (Rosita Toros)

..

Ines Ferretti

Cristina Tamborra

..

Magda Hopkins

Nerina Montagnani

..

Marta Guerri

Orlando Baralla

..

Generale

 Giovanni Pulone (Gianni Pulone)

..

Pompiere

Salvatore Borgese

..

Asdrubale Magno

Rodolfo Lolli

..

Lolli, assistente del Commissario

Carlo Carli

Augusto Funari (non accreditato)

..

Ragazzo nel parco del Pincio

Gualtiero Rispoli (non accreditato)

..

Rocco, il caldarrostaio

Luciano Rossi (non accreditato)

..

Riccardo, compagno di Silvia

Sofia Lusy (non accreditata)

..

Donna delle pulizie

 

CAST TECNICO

Regia

..

Maurizio Pradeaux

Soggetto

..

Arpard De Riso

Maurizio Pradeaux

Sceneggiatura

..

Arpard De Riso

Maurizio Pradeaux

Alfonso Balcázar

George Martin

Fotografia

..

Jaime Deu Casas

Musiche

..

Roberto Pregadio

Montaggio

..

Eugenio Alabiso

Aiuto regia

..

Federico Canudas

GIuseppe Esposito

Produzione

..

S.E.F.I. Cinematografica s.r.l. (Roma)

Producciones Balcazar s.a. (Barcellona)

 

DATI ADDIZIONALI

Anno

..

1973

Durata

..

84'

Formato schermo

..

1.85:1

Edizioni in DVD

..

Copernikus Film (2005)

Scheda del film su

..

IMDb

 

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM (SPOILER)

 

Sintetizzando il film in una frase si può affermare che il thrilling di Predaux vale di più per come viene raccontato che per quello che racconta. In effetti l'intreccio non è particolarmente originale ed alcune situazioni e personaggi restituiscono il senso di "già visto". A cominciare dall'incipit, un chiaro rimando al classico Hitchcockiano La finestra sul cortile (1954). Ma è qui che interviene la sapiente mano del regista, la quale riesce a ravvivare ogni momento grazie ad una direzione elegante ed ispirata, in una continua ricerca di nuove soluzioni visive, per imprimere un proprio marchio in un contesto già calcato da molti. Non di rado la macchina da presa diventa un tutt'uno con lo sguardo dell'assassino e la regia risulta particolarmente convincente proprio nelle scene dei delitti, avvalendosi anche di ottimi effetti speciali. Tutti gli omicidi del film meritano una citazione. I più importanti sono quello del caldarrostaio Rocco e quello della vecchietta Marta. Nel primo, il rasoio, oggetto di culto maniacale per l'assassino ed arma prediletta del genere (L'uccello dalle piume di cristallo, Sette scialli di seta gialla...), squarcia di netto la gola del caldarrostaio; nonostante l'ottima funzione dell'effetto sanguinolento, questo però non viene però mai considerato il fine ultimo della sequenza, ma piuttosto la degna conclusione di una macchina di suspense che il regista mostra di saper manovrare con visibile ingegno. E' interessante, a questo proposito, scoprire che le migliori sequenze dei delitti si verifichino ai danni dei personaggi più reietti: il caldarrostaio che vive in una baracca, la povera signora anziana che dimora in un palazzo lugubre e fatiscente. E forse è anche per questo che le sequenze di uccisione appaiono più vere ed angoscianti, in quanto rivolte a delle persone comuni che oltretutto vivono nella miseria. Sempre supportato della colonna sonora efficacissima del maestro Pregadio, anche il secondo omicidio, quello della vecchietta Marta (Nerina Montagnani), risulta ancor più ad effetto del primo. Il merito, come prima, è sia dell'azzeccata fotografia, che della solida mano di Predaux, capace di costruire con dei primissimi piani una tensione palpabile ed altissima, sempre soddisfatta dal finale di sangue. Segue poi l'omicidio di Ines (Rosita Toros), che si conclude con un tocco di stile col primo piano fisso sul parabrezza insanguinato all'interno dell'auto, impossibile da ripulire dal tergicristalli azionato per la pioggia battente. Quest'ultimo, anche se meno suggestivo dei precedenti, è tuttavia anticipatore di un altro delitto del tutto simile nel film Tenebre (1982) di Dario Argento. C'è poi il delitto della ballerina Magda (interpretata dalla bellia e brava Cristina Tamborra), in cui il rasoio del maniaco troverà la più ampia soddisfazione, straziando il corpo statuario della ragazza, avvolto in un lenzuolo. La Tamborra è anche al centro di un altro momento significativo del film, quando, sempre accompagnata dalla musica per pianoforte del maestro Pregadio, si esibisce in una danza di deliziosa sensualità.

I momenti di eros presenti nel film sono offerti da una delle madrine del genere, l'attrice Susan Scott, che alla bellezza fisica aggiunge un forte magnetismo, misto di fascino e simpatia. La Scott è inoltre protagonista di un grande momento di suspense, ovvero della sequenza in cui deve "addescare" l'assassino in un parco di notte: una scena raggelante in cui dimostra ancora una volta una solida e convincente interpretazione. Completano il reparto di bellezze femminili la caratterista Rosita Toros e la misconosciuta Anuska Borova, mai più intravista al cinema, la quale mostra frequentemente la sua arma più affilata, il sorriso, disarmante e malizioso. Anche il reparto maschile è di tutto rispetto. Protagonista assoluto è l'austriaco Robert Hoffman, particolarmente affascinante con quella sua lunga chioma bionda e quegli occhi azzurri che spesso si scontrano con quelli altrettanto cristallini dell'iberico George Martin. Da non dimenticare anche il carismatico Simón Andreu, già visto assieme alla Scott nei thrilling di Luciano Ercoli, ma qui meno incisivo.

Merita una nota a parte la "spiegazione finale" del movente dell'assassino, la quale, stranamente, differisce nella versione estera del film da quella italiana. Nella versione italiana, Marco viene tacciato come un paranoico che uccideva le ballerine per liberarsi dal suo insuccesso nel campo artistico. Nella versione estera invece, si racconta che Marco uccideva le ballerine per vendicare, in maniera deviata, la sua amante Lidia, una ballerina rimasta claudicante dopo un incidente. Con questa variante, la scena del secondo rapporto amoroso fra la Borova e l'Andreu prende tutt'altra forma. In tale sequenza infatti, mentre Marco suona il piano, è Lidia, l'amante, che si offre a lui spogliandosi, non la compagna Silvia (con la quale lui si fingeva impotente) come viene fatto credere. Ed è da questo particolare che il regista suggerisce come si sarebbe potuta intuire l'identità dell'assassino (tale sequenza infatti viene rimontata anche nella "spiegazione finale"). Nella versione italiana purtroppo il movente risulta futile e grossolano, e non spiega affatto in modo convincente il perchè l'assassino si fingesse zoppo, dettaglio che invece diventa più plausibile nel discorso della vendetta per l'amante claudicante.

Sempre parlando della sceneggiatura, si nota anche un "ripescaggio" di una delle situazioni topiche del film Il gatto a nove code (1971) di Dario Argento, ovvero di quando i protagonisti si addentrano nottetempo in una villa alla ricerca di indizi. E viene riproposta anche la medesima battuta: "furto con scasso, due anni e sei mesi" (che invece nel film di Argento erano "...tre anni e sette mesi"). Tale situazione, con le dovute varianti, verrà utilizzata ancora da Pradeaux nel seguente Passi di morte perduti nel buio (1977).