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TRAMA |
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In uno scompartimento dell'espresso
Istanbul-Atene viene commesso un omicidio mentre il convoglio è avvolto
nel buio di una galleria. L'arma del delitto è un tagliacarte
appartenente ad un fotoreporter italiano, Luciano Morelli. La polizia
gli ritira il passaporto, e al verificarsi di altre uccisioni, lo
ritiene anche colpevole dei delitti. Egli però non si dà per vinto ed
aiutato dalla scalcinata fidanzata Ingrid, decide di mettersi sulle orme
del vero assassino.
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COMMENTO |
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Ispirato, almeno nell'incipit, ad
Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie, il secondo thrilling di Pradeaux, per
alcuni versi inferiore al precedente Passi di morte su una
lama di rasoio
(1973), presenta tuttavia una location suggestiva (Atene, con
tanto di Acropoli in bella vista) ed almeno un paio di
sequenze fascinose e da brivido, fra cui quella finale
che si presta ad essere ricordata. Di contro, invece, si segnala
la non sempre felice commissione di generi che include elementi
disturbanti di commedia greve.
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CAST ARTISTICO |
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Leonard Mann |
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Luciano Morelli
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Robert Webber |
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Commissario
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Vera Krouska |
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Ingrid Stelmosson
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Nino Maimone (Antonio Maimone) |
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Omar Effendi
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Barbara Seidel |
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Imelde Marani |
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Non appare |
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Albertina Capuani |
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Nazzareno Macri |
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Luigi Romano |
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Bartolillo Palma |
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Susy Jennings |
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Ulla
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Marie Liz Eugene |
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Andrew Johnson (n.a.) |
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Marito di Ida Tuclidis
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Anestis Vlahos (n.a.) |
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Salvatore
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Jessica Dublin (n.a.) |
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Addetta al defilé
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Lefteris Giftopoulos
(n.a.) |
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Assistente del commissario
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Nikos Vandoros (n.a.) |
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Teodoro Teodoropulos
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Nikos Verlekis (n.a.) |
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Raul Camacsas
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CAST TECNICO |
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Regia |
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Maurizio Pradeaux |
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Soggetto e Sceneggiatura |
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Arpad De Riso
Maurizio Pradeaux |
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Fotografia |
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Aldo Ricci |
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Musiche |
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Riz Ortolani |
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Montaggio |
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Eugenio Alabiso |
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Aiuto regia |
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Barbara Maimone |
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Produzione |
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Salaria Film (Roma)
R.C.R. Cinematografica (Roma)
Dimitri Dimitriadis Film (Atene)
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DATI ADDIZIONALI |
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Anno |
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1977 |
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Durata |
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92' |
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Edizioni in DVD |
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NoShame Italia (2005) |
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Scheda del film su |
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IMDb
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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Ispirato dai tocchi ironici tipici del western italiano (si pensi alla
battuta finale del protagonista che fa eco a quelle dei film di Leone),
un genere che, assieme anche al poliziottesco, stava confluendo sempre
di più verso la farsa, il secondo thrilling di Pradeaux introduce un
connubio davvero atipico fra il thriller e la commedia. Purtroppo, se la parte del thriller
risulta esaudiente, non si può dire lo stesso però di quella
umoristica. La mancanza più grave è imputabile al tipo di umorismo, il più delle volte
greve e scontato, principalmente
imperniato sulla romanità "coatta" (e un po' improbabile) del protagonista e
sulle continue gaffes della sua svampita fidanzata; alcune gag
visive, inoltre, sono quantomeno discutibili (come quella in cui il protagonista è
travestito da prostituta per sfuggire alla polizia) e viste
nell'insieme del racconto giallo stonano per la loro
inverosimiglianza.
Accantonata la tramatura gialla vera e propria che va a
parare sul solito traffico di droga, la parte degli omicidi riserba
comunque ottimi momenti di tensione ed il migliore di questi si realizza
nella sequenza dell'assassinio della partner femminile della cantante
di colore. Il regista gioca bene con la soggettiva e fra virtuosismi azzeccati ed inquadrature suggestive (i primissimi piani
sulle orbite spalancate dell'assassino come in La morte non ha sesso - 1968 e
Il gatto a nove code - 1971), giunge con una certa eleganza
all'effetto sanguinolento. Per la sequenza finale Pradeaux varia
ingegnosamente la cromatica delle immagini in un rosso acceso (tecnica
già adottata in Così dolce... così perversa - 1969 di Lenzi,
forse
lontanamente debitrice di Marnie di Hitchcock) ed utilizza il rallenty
per riprodurre le immagini dei morti che rincorrono il loro uccisore,
ottenendo un effetto originale e spiazzante.
Di altro genere ma ugualmente piacevole è anche un'inaspettata, breve, scena romantica che vede i due protagonisti baciarsi al tramonto
sotto un rivolo d'acqua e accompagnati dalla dolce melodia di Ortolani.
Plastica e un po' volgare, invece, quella di sesso saffico fra Ulla
e la sua amante, le quali "ovviamente" verranno punite
dall'assassino per la loro
"devianza".
Altre note di merito vanno infine proferite, oltre per la già citata
regia di Pradeaux, che comunque vale da sola la visione della pellicola
nonostante un brutto
asincrono nella sequenza della canzone, anche per la straordinaria fotografia di Aldo Ricci, il quale
propone delle locations della Grecia (terra già prestata al giallo in La coda dello scorpione
- 1971), ricche di contrasti e luoghi celebri (dalla Plaka
all'Omonia) ed
ancora per la
suggestiva colonna sonora di Riz Ortolani, che accenna
con le note anche ai passi menzionati dal titolo scandendo
egregiamente situazioni e cambi di registro.
Curiosità: oltre all'onnipresente bottiglia di whisky in bellavista,
presenza fissa in centinaia di film italiani dell'epoca, fra le
pubblicità "occulte" della pellicola ve ne sono anche due
inserite con particolare disinvoltura fra le prime battute del film, di
cui una dedicata ad uno dei suoi finanziatori, tale Ugo Rossetti (detto
"nonno Ugo"), ex proprietario della "Città del Mobile" a Roma. Si noti
inoltre come del ricco cast di attori greci, l'unica accreditata sia la
protagonista, Vera Krouska.
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