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PERCHE' QUELLE STRANE GOCCE DI SANGUE

SUL CORPO DI JENNIFER?

 

TRAMA

Jennifer, fotomodella dal passato torbido, finisce assieme all'amica Marilyn in un appartamento dove, pochi giorni prima, è stato commesso un omicidio. Mentre la polizia comincia a sospettare del suo nuovo fidanzato, l'architetto Andrea, una figura di nero vestita continua a muoversi indisturbata fra gli appartamenti, spiando le ragazze. Per cercare la salvezza, Jennifer si troverà ad indagare proprio fra i suoi nuovi e sinistri vicini di casa.

 

COMMENTO

Uno dei più famosi ed apprezzati thriller italiani del periodo d'oro, è quasi un compendio dell'intero genere. Accompagnata dall'eccellente colonna sonora di Nicolai, la regia di Carmineo delinea abilmente i momenti di tensione, sfruttando al meglio il ricco stuolo di interpreti messi a disposizione. L'ottima sceneggiatura di Ernesto Gastaldi, pur non aggiungendo nulla di nuovo a quanto già raccontato nel genere, utilizza con sagacia gli elementi tipici del filone al fine di creare un meccanismo eterogeneo di enigmi, semplici ma efficaci nella loro messinscena.

 

CAST ARTISTICO

Edwige Fenech

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Jennifer Hofferman

George Hilton

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Arch. Andrea Antinori

Annabella Incontrera

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Sheena

Paola Quattrini

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Marilyn

Giampiero Albertini

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Commissario

Franco Agostini

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Redi

Oreste Lionello

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Arturo

Ben Carrà (Ben Carra)

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Adam

Carla Brait

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Mizar Harrington

Gianni Pulone

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Fattorino balbuziente

Carla Mancini

..

Non appare

George Rigaud

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Professore, padre di Sheena

Antonio Basile (non accreditato)

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Cliente dei 3' al Private Club

Evi Farinelli (non accreditata)

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Prima vittima

Ettore Arena (non accreditato)

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Cliente del Private Club

Filippo Perego (non accreditato)

..

Cliente del Private Club

Francesco Narducci (non accreditato)

..

Fotografo

Gennarino Pappagalli (non accreditato)

..

Cliente del Private Club

Giuseppe Marrocco (non accreditato)

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Medico legale

Luciano Pigozzi (non accreditato)

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Fanelli, proprietario del Private Club

Maria Tedeschi (non accreditata)

..

Sig.ra Moss

 

CAST TECNICO

Regia

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Anthony Ascott (Giuliano Carnimeo)

Soggetto e Sceneggiatura

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Ernesto Gastaldi

Fotografia

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Stelvio Massi

Musiche

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Bruno Nicolai

Montaggio

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Eugenio Alabiso

Aiuto regia

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Michele Massimo Tarantini

Produzione

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Galassia Film
Lea Film

 

LE VOCI

Edwige Fenech

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Rita Savagnone

George Hilton

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Pino Colizzi

Annabella Incontrera

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Maria Pia Di Meo

Paola Quattrini

..

Paola Quattrini

Giampiero Albertini

..

Giampiero Albertini

Oreste Lionello

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Oreste Lionello

George Riguad

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Gualtiero De Angelis

Carla Brait

..

Vittoria Febbi

Ben Carra

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Luciano De Ambrosis

Luciano Pigozzi

..

Sergio Tedesco

Maria Tedeschi

..

Tina Lattanzi

Giuseppe Marocco

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Gianfranco Bellini

Francesco Narducci

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Cesare Polacco

Edicolante

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Simone Tuminelli

 

DATI ADDIZIONALI

Anno

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1972

Durata

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94

Edizioni in DVD

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Anchor Bay (2004)

Alan Young (2005)

X-Rated (2005)

Scheda del film su

..

IMDb

 

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM (SPOILER)

 

Ambientato a Genova (ma senza particolari riferimenti alla città) e girato quasi interamente in un vastissimo condominio (che per la stranezza degli inquilini potrebbe ricordare quello del film Rosemary's Baby - 1968, di Polansky), il bel giallo di Carmineo si ricorda soprattutto per la felice coralità di personaggi e le intuizioni tipiche da giallo all'italiana.

Protagonista indiscussa è l'Edwige nazionale, nel ruolo di Jennifer, donna bellissima e tormentata, in balia degli eventi, in lotta contro un passato tutt'altro che tranquillo - esattamente come accade in Lo strano vizio della signora Wardh (1971) e Tutti i colori del buio (1972), film entrambi diretti da Sergio Martino. Anche il look dell'attrice rispecchia quello dei film di Martino: dalla chioma fulva e corvina, al trucco che ne esalta il candore della pelle che sembra di porcellana. Il suo personaggio è quello di una modella, e questo si potrebbe intendere come un richiamo ideale all'ambiente "artistico" del film precursore del genere, Sei donne per l'assassino (1964) di Mario Bava, dove l'ambientazione era appunto quella di un atelier di moda e dove l'assassino, fra l'altro, indossava un cammuffamento del tutto simile a quello del film di Carmineo. Jennifer, inoltre, è perseguitata da un marito violento e perciò si consola fra le braccia del suo nuovo compagno Andrea, interpretato da George Hilton (come accade in Lo strano vizio...). Quest'ultimo soffre alla vista del sangue a causa di un trauma psicologico contratto in età infantile. Ed ecco l'inserirsi di un altro elemento tipico del filone: il trauma regresso che - in genere - tende a scatenante una follia omicida latente. Un collegamento che però scopriremo essere, almeno qui, infondato. Tuttavia, per buona parte della vicenda, i sospetti della polizia, ed anche quelli della protagonista, si concentrano proprio su Andrea. E questo risulta un buon espediente per depistare anche i sospetti dello spettatore.

Coinquilina ed amica di Jennifer è Marylin, interpretata dalla brava attrice Paola Quattrini che, grazie alla sua brillante ironia, alterna ai momenti di paura una comicità vivace ed intelligente, fino a rendersi partecipe di un'ultima eccezionale sequenza, quella in cui viene accoltellata in pieno giorno, sotto un portico, in mezzo alla folla dei passanti. Una scena che troveremo riproposta in maniera del tutto simile nel film Tenebre (1982) di Dario Argento. Proprio questo suo essere svampita ma senza eccedere e un tantino spregiudicata, riporta alla memoria un altro personaggio del tutto simile al suo, presente nel film Lo strano vizio della signora Wardh ed interpretato in quell'occasione dall'attrice Cristina Airoldi. La parte del commissario è affidata al veterano Giampiero Albertini, che con tenacia ed ironia, assieme al buffo aiutante Redi (che pare quasi un emulo di Charlie Chaplin), cerca inutilmente di svelare il colpevole, rendendo comunque l'indagine poliziesca interessante e non priva della sua utilità.

Fra i personaggi minori, troviamo il grande cabarettista Oreste Lionello che, nei panni del fotografo, crea un personaggio a metà fra una parodia del David Hammings protagonista di Blow-Up (1966) di Antonioni ed un Woody Allen un po' effeminato del quale sembra scimmiottarne anche il look (e di cui egli stesso ne è il doppiatore italiano). Un buffo e simpatico personaggio quello di Lionello, già sperimentato in 4 mosche di velluto grigio (1971) di Dario Argento. Fra i personaggi di contorno si continua poi con gli enigmatici vicini di casa della protagonista: dalla ragazza lesbica, Sheena, interpretata dall'attrice Annabella Incontrera (solita a ricoprire questo tipo di personaggio), la quale sovemente sfiora con delicata malizia le due fotomodelle, alla vecchina arcigna e bugiarda, Maria Tedeschi, che nasconde il figlio sfigurato e dedito alla lettura di fumetti neri; c'è poi la ballerina mulatta, Carla Brait, che appare di poco vestita (specialmente in un'esibizione - quella al night - che in molti ricorderanno per le sue sfaccettature feticiste), il proprietario nel night ovvero il bravo caratterista Luciano Pigozzi che incassa sonori schiaffoni, ed infine c'è l'assassino, ruolo insolitamente ricoperto dalla vecchia guardia George Rigaud, il quale uccide per vendicare la figlia, un movente che ricalca quello già visto in Cosa avete fatto a Solange? (1972) di Massimo Dallamano.

Nonostante i moltissimi punti in comune coi precedenti film del filone, l'opera di Carmineo raramente però restituisce il senso di "già visto". Merito, oltre della felice sceneggiatura di Gastaldi, anche della stessa regia, che dispensa una buona tecnica: dall'uso delle lenti caleidoscopiche per simulare un effetto psicheledico nelle orgie di sesso e droga di Jennifer, a quello dei riflessi d'immagine catturati dagli specchi posti a favore di camera per arricchire l'inquadratura con altri punti di vista. Il regista non eccede in virtuosismi, ma inventa di sana pianta molte soluzioni visive, come ad esempio quella del primo assassinio in ascensore, che verrà poi copiato di sana pianta dall'americano Brian De Palma nel suo famoso Vestito per uccidere (1980).

Sul piano della sceneggiatura, si nota un passaggio un po' stridente quando il commissario consiglia a Jennifer, con un'inverosimile scarsa cautela, di rimanere nel palazzo dove sono stati commessi i delitti, al fine di poter acciuffare il maniaco. Risulta invece quantomeno originale la scelta di voler far affiorare, nell'attimo più teso della vicenda, ovvero in quello in cui l'assassino stà lottando ferocemente con Andrea, le immagini del trauma infantile di quest'ultimo, con un flashback scaturito dall'ennesima visione del sangue. Le immagini traumatiche di Andrea bambino, incastrato nelle lamiere dell'auto guidata dal padre, oltre a raccontare egregiamente una particolare situazione in appena una manciata di secondi, aggiungono valore alla sceneggiatura poichè completano il quadro psicologico del personaggio di George, che altrimenti sarebbe rimasto un'incognita. E' ipotizzabile, inoltre, che tali sequenze fossero state girate per essere montate a brevi spezzoni durante i vari momenti del film in cui Andrea ha dei mancamenti per la vista del sangue, ma poi dev'essersi ritenuto opportuno utilizzare tutto il materiale in conclusione, un po' come accade in Marnie (1964) di Alfred Hitchcock, al fine di non appesantire lo svolgimento della trama con delle immagini estranianti alla vicenda.

Curioso il doppio finale che vede, come nel prologo, una donna telefonare ad un'altra, di nascosto, per concordare un appuntamento "particolare". Una sequenza precognitiva di una certa promiscuità dei sessi diffusasi sempre di più negli anni a venire.