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SEI DONNE PER L'ASSASSINO

 

 

TRAMA

Isabella, giovane modella di un atelier, viene brutalmente uccisa da un individuo mascherato. La polizia comincia ad indagare fra i colleghi della vittima ma senza ottenere risultati. Intanto, un'altra modella fa una scoperta che preoccupa tutti i componenti dell'atelier: il diario segreto della vittima.

 

COMMENTO

Noto ispiratore del primo film di Dario Argento, è il giallo che decreta le regole del thrilling argentiano. Bava muove gli attori come manichini e si concentra ossessivamente sullo stile, colorando la scena con eccessi di luci blu, verdi e viola. Pioniere del "body count", utilizza la trama come pretesto per mettere in scena omicidi di volta in volta diversi e curati, anche nei dettagli più cruenti. Ne esce un film barocco e conciso, con immagini ricercate e movimenti di macchina eleganti. Al tempo fu molto criticato per il suo sadismo e per la predominanza "visiva" a quella narrativa.

 

CAST ARTISTICO

Cameron Mitchell

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Sig. Morlachi

Eva Bartok

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Contessa Cristina Como

Thomas Reiner

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Ispettore

Arianna Gorini

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Nicole

Dante Di Paolo

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Franco Scalo

Mary Arden

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Peggy

Franco Ressel

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Marchese Riccardo Morelli

Claude Dantes

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Tao-Li

Luciano Pigozzi

..

Cesare Lazzarini

Lea Krugher (Lea Lander)

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Greta

Massimo Righi

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Marco

Francesca Ungaro

..

Isabella

Giuliano Raffaelli

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Zanchin

Harriet White Medin

..

Clarice

Mara Carmosino (Mary Carmen)

..

Modella

Heidi Stroh

..

Modella

Enzo Cerusico

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Benzinaio

Nadia Anty

..

Modella

Goffredo Unger (n.a.)

..

Killer mascherato

 

CAST TECNICO

Regia

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Mario Bava

Soggetto e Sceneggiatura

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Marcello Fondato

Giuseppe Barilla

Mario Bava

Fotografia

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Ubaldo Terzano

Mario Bava (non accreditato)

Musiche

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Carlo Rustichelli

Montaggio

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Mario Serandrei

Aiuto regia

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Priscilla Contardi

Cristina Grieco

Produzione

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Emmepi Cinematografica (Roma)

George De Beauregard (Parigi)

Monachia Film (Monaco)

 

DATI ADDIZIONALI

Anno

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1964

Durata

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85'

Edizioni in DVD

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VCI (2000)

Shendene & Moizzi (2003)

Anolis Entertainment (2003)

Scheda del film su

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IMDb

 

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM (SPOILER)

 

Tra gli elementi di maggior rilevanza della sceneggiatura di Sei donne per l'assassino, va evidenziato l'espediente che prevede l'agire due diversi assassini adoperanti lo stesso cammuffamento e quindi apparenti agli occhi dello spettatore come un unico soggetto. Una variante narrativa che troverà la sua apoteosi nel film Reazione a catena (1971), sempre di Bava, dove il numero degli omicidi andrà di pari passo all’entrata in scena di nuovi assassini. Un espediente, questo del doppio assassino, che anche Dario Argento utilizzerà sia per la sua opera prima, L’uccello dalle piume di cristallo (1970), che in altri suoi film a seguire (Phenomena - 1985, La sindrome di Stendhal - 1996).

Le diverse strategie per mettere in scena una serie di delitti l’uno diverso dall’altro, elemento chiave quest'ultimo che d'ora in poi risulterà quasi più importante dell’indagine, sono il preludio di una prepotente accentuazione della dimensione fisica dell'omicidio, concretizzato dal contatto, per la prima volta così violento, tra carnefice e vittima. La partecipazione dello spettatore alla sofferenza di quest'ultima non conosce tregua, ed anche se questi decidesse di scostarsi dalle sue estenuanti sofferenze (in special modo quelle di Peggy, che viene malmenata ed ustionata), è probabile che in tal caso si trovi coinvolto dalla  suggestiva architettura visiva che Bava dona al film: dai movimenti di macchina accurati ai lunghi carrelli, all’uso intelligente della profondità di campo atto a conferire alla composizione del quadro molti punti di attenzione diversi. A tal proposito è da evidenziare la sequenza del secondo omicidio, svolta all'interno di un negozio buio, illuminato ad intermittenza come per indicare un pericolo incombente, e immerso in un surreale contesto di luci verdi e viola che gettano la scena in una specie di incubo ad occhi aperti. Un uso surreale della fotografia questo, per certi versi già sperimentato da Riccardo Freda nei suoi film e che verrà poi ripreso da Dario Argento in due dei suoi horror più importanti e visionari: Suspiria (1977) ed Inferno (1980); e non a caso, in quest'ultimo sarà proprio Bava il curatore degli effetti speciali.

Va inoltre sottolineata l'importanza "iconografica" del film all'interno del filone, ovvero nella definizione di un "look" specifico di riconoscimento per l'assassino, che d'ora in poi verrà ripreso da quasi tutti i suoi epigoni: guanti, impermeabile e cappello neri, volto nascosto quando non coperto da una maschera.

Fra le scene più rappresentative della tecnica registica di Bava va evidenziata quella in cui appare in primo piano, durante una sfilata, la borsetta contenente il diario segreto della prima vittima, che diventa il centro dell'attenzione di tutti i personaggi dell’atelier in un crescendo di suspense nell'attesa che questa venga trafugata da uno di loro. Ma mentre allo spettatore, tramite un campo fisso, viene fatto intendere di poter intravedere il volto del ladro o perlomeno la mano che compierà il furto, è però solo qualche minuto dopo, quando la scena si è risolta nel nulla e l'attenzione del pubblico viene rivolta altrove, che la borsetta in un attimo scompare, lasciando lo spettatore beffato. Doppiamente, poichè essendo il diario ivi contenuto l'unico indizio utile a risolvere il caso, questo poi viene anche bruciato dal ladro.