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CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E
DI ALTRI FILM (SPOILER)
Convenzionale, inverosimile, ma al tempo stesso ingenuamente intrigante ed efficace, il film di Pastore incrocia Sei donne per l'assassino
(1964) (i delitti vengono compiuti in un atelier), Il gatto a
nove code (1971) (il protagonista è un cieco; il
fotografo viene assassinato), ed in modo
minore altri film come L'uccello dalle piume di cristallo (1970)
(l'abitazione dell'assassino viene ritracciata grazie al
verso di un animale; il marito cerca di proteggere la moglie
assassina), Psyco (1960) (per la sequenza del delitto sotto la
doccia), La tarantola dal ventre nero (1971) (quando
l'ex circense entra nell'atelier urtando dei manichini che
le cadono addosso come se avessero preso vita).
La trovata degli scialli
è invece l'unica originale, benchè altamente improbabile.
Improbabilità ed incongruenza che sembrano essere gli elementi cardine
della pellicola, la quale è capace però di creare buoni momenti (oltre alle classiche
sequenze di assassinio) anche quando si sofferma sul dramma
della povera circense caduta in disgrazia (che, per non passare
inosservata fra un delitto e l'altro, indossa inverosimilmente un vistoso
impermeabile bianco). Al delitto di
quest'ultima, si ode poi una voce in sottofondo (che rappresenta il pensiero del
Commissario) che scandisce: "Sette scialli di seta gialla, cinque
omicidi sono stati commessi, ne mancano ancora due". Come abbia saputo
il Commissario che gli omicidi da compiere fossero ancora due
rimane però un mistero. La trama presenta inoltre una falla piuttosto
evidente quando l'assassino fissa per telefono un
appuntamento col pianista, indicando con precisione il luogo
d'incontro (una vetreria) e lasciando così alla polizia il modo di poterlo acciuffare
(la telefonata è registrata); pochi secondi dopo però, sempre
nella medesima telefonata, l'assassino stravolge i suoi piani rifissando
l'appuntamento sotto casa del pianista (dove verrà a prenderlo per
condurlo in vetreria), quindi, ai fini della trama, l'indizio del luogo d'incontro
risulta perfettamente gratuito.
Le caratterizzazioni dei personaggi sono molto accentuate:
l'aristocratico pianista, il fido maggiodomo, il meschino playboy, la
circense caduta in disgrazia. Molti sono anche gli elementi tipici del
genere che vengono proposti: dalle suggestioni erotiche (anche
lesbiche, seppur appena accennate e che vedono al solito protagonista
l'attrice Annabella Incontrera), alle false piste, spesso insinuate
solamente con dei primi piani sui volti ambigui dei protagonisti (da
quello sulla vistosa cicatrice del parrucchiere effeminato a quello
sullo sguardo un po' infido del maggiordomo).
Diverse poi sono le sequenze di tensione che risultano ben congeniate: da
quella alla vetreria, col protagonista cieco in balia del suo carnefice,
a quella dell'omicidio sotto la doccia (con un'interpretazione
terrorizzata di Shirley Corrigan, effetti speciali e montaggio
encomiabili, in cui il rasoio dell'assassino squarcia letteralmente le
carni della malcapitata), da quella del pianista braccato nella sua
casa dall'assassino, alla sequenza finale, che anticipa nettamente quella
antologica del finale del film Sotto il vestito niente (1985). Di minor conto invece sono i delitti perpetrati tramite il
gatto, che risultano più che altro coloriti e fantasiosi piuttosto che
efferati.
Un'ottimo lavoro si evidenzia anche per quanto riguarda la fotografia di
Guglielmo Mancori, che utilizza colori primari molto vividi, soprattutto
negli interni, e scenografie che comprendono anche quadri di Mondrian.
Curiosità: circola la leggenda che il film in realtà non sia stato
diretto da Sergio Pastore e che un misterioso regista avezzo al genere
ci abbia messo lo zampino. E' infatti percepibile in alcune sequenze,
sia dai movimenti di macchina, che dalle disposizioni delle luci, la
tecnica di Mario Bava: dalla scena in cui Susan ha le crisi d'astinenza
(con tanto di telefono che squilla insistentemente (come in I
tre volti della paura), alle inquadrature insistite sul suo volto
nostalgico (come per la vecchia protagonista dei primi minuti di Reazione a catena), e poi il finale, con
quelle luci verdi e rosse intermittenti (da Sei donne per l'assassino).
Ma a parte queste scene, risulta però difficile che Pastore non abbia
avuto nulla a che fare con tale
pellicola. A conferma di ciò va fatta notare la presenza dell'attrice
Giovanna Lenzi, moglie del regista, la quale appare molto spesso nei film
del marito ed il cui debutto registico assieme allo stesso, il
giallo Delitti (1987), risulta un palese rifacimento di Sette scialli di
seta gialla.
Per finire, va segnalata la proiezione all'interno del film di alcune
sequenze del thrilling
Una lucertola con la pelle di donna (1971) di Lucio Fulci, titolo
che nella finzione il protagonista si appresta a sonorizzare
col suo lavoro di compositore.
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