HOME    FILM A-Z    I PROTAGONISTI    DVD A-Z    GLI SPECIALI    INTRODUZIONE    FORUM    LINKS    NEWS

 

L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO

 

 

TRAMA

Durante un soggiorno a Roma, lo scrittore americano Sam Dalmas assiste impotente al tentativo di omicidio di una donna. Dapprincipio i sospetti della polizia ricadono su di lui, ma l'assassino continua a colpire cercando di uccidere anche lo stesso scrittore, che si improvvisa detective di fronte all'impotenza delle forze dell'ordine.

 

COMMENTO

Esordio alla regia di Argento che firma, anche come sceneggiatore, un capolavoro del thriller italiano definibile come manifesto di "estetica del delitto". E' un nuovo modo di fare cinema, fortemente debitore di maestri come Sergio Leone e Mario Bava, la cui cura per le inquadrature, le luci, la fotografia, va di pari passo con un'accativante sceneggiatura che tenta di indagare fra uno dei mali più antichi ed oscuri dell'essere umano: la follia. Attori di spessore, cast tecnico di prim'ordine e colonna sonora ad opera di Morricone, il cui fortunato sodalizio con Argento durerà ancora per i successivi due film. Originariamente tratto dal romanzo inglese The Screaming Mimì (La statua che urla - 1953) di Fredric Brown, da cui l'omonimo film del 1958.

 

CAST ARTISTICO

Tony Musante

..

Sam Dalmas
Suzy Kendall

..

Julia
Enrico Maria Salerno

..

Commissario Morosini
Eva Renzi

..

Monica Ranieri
Umberto Raho

..

Alberto Ranieri
Raf Valenti (Renato Romano)

..

Carlo
Mario Adorf

..

Berto Consalvi
Giuseppe Castellano .. Poliziotto
Pino Patti

..

Filagna
Gildo Di Marco

..

Garullo
Rosa Toros (Rosita Toros)

..

4ª vittima
Omar Bonaro .. Poliziotto
Fulvio Mingozzi .. Poliziotto
Werner Peters .. Antiquario
Karen Valenti .. 5ª vittima
Carla Mancini .. Passante davanti al negozio di TV
Bruno Erba .. Poliziotto
Annamaria Spogli (non accreditata) .. Sandra Roversi, 3ª vittima
Giovanni Di Benedetto (non accred.) .. Professor Renoldi
Maria Tedeschi (non accreditata) .. Vecchietta nella nebbia
Nestore Cavaricci (non accreditato) .. Fruttivendolo

Reggie Nalder (non accreditato)

..

Sicario

 

CAST TECNICO

Regia

..

Dario Argento

Soggetto e Sceneggiatura 

..

Dario Argento

Fotografia

..

Vittorio Storaro

Musiche

..

Ennio Morricone

Montaggio

..

Franco Fraticelli

Aiuto regia

..

Roberto Pariante

Produzione

..

Seda Spettacoli S.p.a. (Roma)

C.C.C. Film g.m.b.h. (Berlino)

 

DATI ADDIZIONALI

Anno

..

1970

Durata

..

92'

Edizioni in DVD

..

Medusa (2003)

Scheda del film

..

IMDb

 

CONTIENE ANTICIPAZIONI SUL FINALE DI QUESTO E DI ALTRI FILM (SPOILER)

 

La rottura con i canoni del giallo fin'ora seguiti (principalmente inglesi e tedeschi) è evidente e rende L'uccello dalle piume di cristallo un successo di innovazione. A cominciare dalla sceneggiatura, in cui per la prima volta psicologia e psichiatria entrano prepotentemente in discussione diventando un elemento fondamentare per comprendere il modus-operandi dell'omicida. Ed è la psiche contorta e malata di quest'ultimo a porsi proprio al centro della vicenda; un assassino di cui non si vede mai il volto, vestito di nero (visivamente debitore da Sei donne per l'assassino - 1964 di Mario Bava), onnipresente ed implacabile, che per di più si rivela una donna - altra caratteristica peculiare nello stile del regista, che pone sempre la donna sia come feroce assassina che come vittima sacrificale, rendendo l'impianto ancor più agghiacciante. Anche le armi usate per i delitti assumono per la prima volta una grande rilevanza, assolutamente feticistica: coltelli e rasoi illuminati al buio ed avvolti con cura dall'assassino in un panno di raso rosso (i quali faranno la loro ricomparsa anche in Non ho sonno - 2001). Caratteristiche sono anche le minacciose telefonate dell'assassino ai protagonisti (tipiche dei film di Argento), in cui parla con una sua voce sussurrata, tipica di uno squilibrato che tenta di frenare per quell'attimo la sua follia.

A fronteggiare questa terribile minaccia, per assurdo, c'è un "innocuo" testimone del delitto, che diventa eroe suo malgrado. E proprio per il suo contrasto risulta fra le carte più azzeccate della sceneggiatura e non a caso questa tipologia di protagonista verrà riproposta più e più volte nei suoi film, col preciso intento di far immedesimare lo spettatore (l'uomo comune) nei panni del protagonista.

Molti sono gli spunti di questa opera, che in qualche modo sintetizza un decennio di cinema thriller. A parte la derivazione romanzesca e quella Baviana, fra le somiglianze più evidenti ad altri capolavori cinematografici del decennio precedente si ricorda la situazione in cui Sam Dalmas / Tony Musante, non riesce a ricordare un particolare importante della sera del tentato delitto (così come accadrà al protagonista di Profondo rosso - 1975), o meglio, ha visto qualcosa che però non ha capito, una situazione in qualche modo già presente in Blow-up (1966) di Michelangelo Antonioni, il cui protagonista, David Hemmings (che rivedremo proprio in Profondo rosso - 1975) si accorge di aver visto qualcosa che non riesce a definire e perciò inizia delle indagini. Un particolare "rivelatore" che diverrà sempre più presente nei lavori del regista, che lo utilizzerà come espediente per risolvere la tramatura gialla. Omaggi al cinema di Alfred Hitchcock sono invece presenti sia nella scelta dell'attore Reggie Nalder per la parte del sicario, già visto nei panni di un rapitore nell'hitchcockiano L'uomo che sapeva troppo (1956), sia nella spiegazione finale (ad opera di uno psichiatra ed in diretta TV), chiaramente ripresa da Psyco (1960).

 il suo biancore spettrale accentuato dalla vetrata dietro la quale il protagonista "vede" tutto, sono già un chiaro accenno del fatto che il simbolismo cromatico sarà uno dei punti cardine della poetica argentiana.

Altri temi cari ad Argento e presenti nel film sono la descrizione minuziosa dell'indagine scientifica poliziesca (i registratori di suoni, l'identikit del computer - che rivedremo anche nei successivi due thriller), l'elemento puramente artistico sempre presente (la galleria d'arte e sorprattutto il quadro - due elementi cardine de successivo La sindrome di Stendhal - 1996), il gradevole contorno fatto di personaggi fortemente caratterizzati e parodistici voluti per stemperare il clima di tensione ("Addio", "il Filagna" e soprattutto il pittore eremita / Mario Adorf), ed ovviamente il lieto finale liberatorio, che però, a differenza dei film successivi, non include la morte del principale assassino.

A corredare una sceneggiatura ricca di simbolismi ed elementi psicologici s'impone una cura maniacale per l'immagine che sembra quasi prevaricare sulla storia. L'omicidio, divenuto atto fondamentale (e rituale) nel contesto, viene sostenuto ed enfatizzato da inquadrature assolutamente originali (come la visione delle rasoiate sferrate verso l'obbiettivo) e delineato con dovizia di particolari cruenti e scabrosi (le mutande sfilate alla 4ª vittima / Rosita Toros) - anche se siamo ancora ben lontani dalla violenza che Argento mostrerà nei film successivi. Tuttavia, ad Argento non serve ricorrere alla scena di sangue per suggerire la paura: a tal proposito va ricordata la grandiosa sequenza del fallito attentato a Julia / Suzy Kendall, scena che raggiunge picchi di tensione mai visti prima d'allora.

Va inoltre dato atto al sapiente uso delle luci e della fotografia ad opera di un immenso Vittorio Storaro, un perfetto impianto dei luoghi, tra interni ombrosi ed esterni di una Roma minacciosa e semideserta (il quartiere Coopedè, ancora utilizzato dal regista).

Encomiabile la colonna sonora ad opera di Morricone, che aiuta perfettamente Argento nel suo scopo con distorsioni, rumori inquietanti, silenzi che preludono il peggio e nenie infantili, ricollegandosi alla tematica del trauma che, subito in giovane età, sfocia da adulti nella devianza patologica - altro tema caro ad Argento che riproporrà anche in 4 mosche di velluto grigio (1971), Profondo rosso (1975), Tenebre (1982) e per certi versi anche in Phenomena (1985) e Trauma (1992).

Curiosità: per la realizzazione del quadro, forse è stata tratta ispirazione della tela Hunters in the Snow di Pieter Brugel. In tempi recenti il film è stato omaggiato da Q. Tarantino nel suo Grindhouse - A prova di morte (2007).